The Restart Project: un progetto nato come un hobby è diventato una startup no profit che sta facendo il giro del mondo, stuzzicando la curiosità anche del nostro Paese. Dalla piazza londinese due giovani, Ugo Vallauri e Janet Gunter – italiano lui, americana lei – hanno fondato un'organizzazione no profit per dare feste anti sprechi e pro-riuso. Un gruppo di volontari insegna come riparare oggetti rotti o in disuso per "restaurare" la tecnologia e combattere il consumismo. Difficile trovare audience disposto a partecipare? pare proprio di no, e dal loro motto "Don't despair, just repair" Ugo e Janet stanno facendo molto parlare di sé. Abbiamo intervistato Ugo per conoscere meglio il progetto, in futuro anche in Italia.

Sia tu che la co-founder Janet avete un background particolare e l'Africa vi accomuna. Quanto ha inciso l'esperienza africana nel decidere di inventare un progetto pro-riuso e anti spreco?

Ugo: "Moltissimo. Visitare e collaborare con molte realtà nei paesi dell'Africa sub-sahariana, così come dell'America Latina, ci ha aperto gli occhi sul consumismo sfrenato cui ci siamo progressivamente abituati nel Nord del Mondo. Abbiamo entrambi esperienze in progetti che usano le nuove tecnologie della comunicazione a fini di "sviluppo" internazionale, ma avevamo cominciato col chiederci se non fossimo noi a dover imparare dai Paesi del Sud del mondo una nuova frugalità nei consumi, e in particolare cercare di apprezzare e far durare il più possibile ciò che si ha, attraverso la manutenzione, l'aggiornamento e la riparazione. Da qui l'idea del progetto."

Vi definite una Charitable Incorporated Organization. Il vostro è quindi un progetto No Profit? A cosa sono destinati i guadagni?

Ugo: "Il nostro e' un progetto no profit, al momento completamente gestito da volontari. Siamo un'impresa sociale, che per ora ha pochissime entrate, generalmente donazioni che coprono le spese di organizzazione dei Restart Parties. Visto il successo dell'iniziativa e l'interesse che sta suscitando in molti paesi del mondo, stiamo sviluppando servizi aggiuntivi rivolti alle aziende, per poter iniziare a remunerare il nostro lavoro. The Restart Project era partito come hobby, ma ormai e' per noi un lavoro, tra il sostegno ai nuovi gruppi che vogliono iniziare – molti in Italia – le nostre attività di sensibilizzazione e l'organizzazione diretta di eventi a Londra".

Quanto lavoro riuscite a creare con questo progetto?

Ugo: "Al momento siamo tutti volontari. Il nocciolo duro sono una dozzina di "restarters" piu' esperti, che collaborano alla maggioranza degli eventi, e poi ci sono molti altri che partecipano saltuariamente. Fino ad oggi non abbiamo creato dei posti di lavoro, piuttosto delle opportunita': a volte i nostri tecnici vengono contattati dai partecipanti per riparazioni. In altre occasioni, siamo stati chiamati da universita', scuole, biblioteche per tenere dei corsi e dei Restart Party per studenti, e ovviamente abbiamo dato opportunita' ai nostri volontari piu' coinvolti di partecipare".

Ci descrivi brevemente come funziona?

Ugo: "La nostra attività principale è l'organizzazione e documentazione dei Restart Parties. Si tratta di eventi gratuiti, durante i quali volontari con competenze tecniche aiutano i partecipanti a smontare, diagnosticare, aggiustare e rimontare tutti i loro gadget elettronici ed elettrici. Ci occupiamo di un po' di tutto: dalle stampanti ai tablet, dai computer portatili ai tostapane e agli aspirapolvere. I nostri volontari, i "restarters", sono persone splendide: curiosi, pronti a nuove sfide, aiutano i partecipanti e gli spiegano come trovare manuali di riparazione o consigli utili su Internet e, quando necessario, pezzi di ricambio nuovi o usati. Spesso YouTube eBay sono le risorse migliori dove trovare soluzioni non convenzionali.

L'idea principale di questi eventi è di condividere le competenze, e ispirare chi partecipa a recuperare una manualità di base con questi oggetti. Non siamo in competizione con i tecnici professionisti: semmai ci interessa trovare soluzioni complementari, per piccole riparazioni che non richiedano competenze molto avanzate. L'atmosfera che si respira a questi eventi è molto particolare: abbiamo conosciuto persone di ogni tipo, da studenti squattrinati a tecnici in pensione, tutti accomunati dal voler evitare di buttare via qualcosa che potrebbe essere riutilizzato. C'è chi ha motivazioni etiche, chi ambientali, chi semplicemente non sa dove altro rivolgersi".

Quanti partecipanti registrate in media ai vostri eventi e la location è stata finora sempre Londra?

Ugo: "In media i nostri eventi hanno tra i 30 e 40 partecipanti: non tutti portano qualcosa da aggiustare, alcuni vengono e tornano più volte perchè desiderano imparare dai nostri tecnici i giusti accorgimenti per diagnosticare e riparare gli oggetti più vari. Abbiamo organizzato 40 eventi finora, la maggior parte a Londra, e in giro per alcune Maker Faire in Inghilterra – oltre ai primi due eventi con cui abbiamo presentato il progetto in Italia."

Si organizzeranno eventi in Italia? Cercate dei partner che sposino il progetto per lanciare iniziative analoghe altrove?

Ugo: "Proprio in queste settimane molti gruppi e associazioni in Italia ci hanno contattato, perchè interessati a replicare il progetto nella loro città. Siamo ovviamente molto felici dell'entusiasmo che riusciamo a generare, e cerchiamo di supportare chi e' agli inizi. Chi e' interessato trova una serie di consigli iniziali e un gruppo Facebook pensato per aiutare chi organizza Restart Parties. Comunichiamo per ora prevalentemente in inglese, visto che c'e' interesse per il progetto dagli Stati Uniti al Sudafrica alla Nuova Zelanda, ma nel nostro gruppo Facebook ci sono ormai gruppi di Milano, Torino, Firenze, Napoli e altre città.

Chiunque puo' organizzare Restart Party: circoli culturali, associazioni, librerie, biblioteche, gruppi di acquisto solidale, scuole, musei, gallerie d'arte, centri sociali, universita'. A Londra ne abbiamo fatti in pub, cosi' come in una chiesa e in una biblioteca comunitaria. Con il passaparola il gruppo di volontari crescerà in fretta. Riparare da' grandi soddisfazioni, come diciamo a Londra "don't despair, just repair!"