In qualità di leader assoluto nel settore, il colosso dell'ecommerce Amazon deve affrontare su una scala inimmaginabile un problema logistico non indifferente: come vengono smaltiti gli imballaggi dei prodotti che spedisce in tutto il mondo. Il gruppo sta sforzandosi di utilizzare materiali riciclabili per le sue attività di spedizione, ma secondo un rapporto pubblicato recentemente da Oceana non sta facendo abbastanza: solamente l'anno scorso la multinazionale avrebbe infatti prodotto ben 210.000 tonnellate di rifiuti plastici derivanti dagli imballaggi non smaltiti delle sue merci.

Il dato è stato immediatamente contestato da Amazon, che ha specificato come in realtà la cifra della plastica che utilizza si avvicini a un quarto di quella calcolata da Oceana, ma l'organizzazione ha difeso il suo lavoro ribadendo la propria posizione. In un'email alla testata statunitense The Verge, Oceana ha accusato Amazon di essere poco trasparente sulle sue attività in relazione alla produzione di rifiuti non riciclabili, e che anche la cifra fornita in risposta al suo rapporto — ovvero oltre 50.000 tonnellate di materiali plastici utilizzati ogni anno — rappresenta un numero enorme: "abbastanza per coprire l'intera circonferenza della Terra centinaia di volte con i cuscinetti in plastica trasparenti" che vengono spesso usati proprio negli imballaggi per proteggerne il contenuto.

Il problema della plastica utilizzata negli imballaggi di Amazon e di altri colossi di logistica ed ecommerce è che nonostante sia riciclabile farlo non è semplice come sembra. Molti di coloro che ricevono i pacchi non si curano neppure di differenziarla rispetto al cartone dell'imballaggio primario, mentre in molti Paesi e città le sottili pellicole che costituiscono questi elementi non rientrano neppure nei programmi di raccolta differenziata, e vanno portate di persona a un centro di smaltimento: in un sondaggio somministrato ai clienti Amazon Prime dalla stessa Oceana negli Stati Uniti, meno del 2 percento degli intervistati ha dichiarato di fare abitualmente il viaggio richiesto per sbarazzarsi correttamente degli imballaggi in plastica.

Questi aspetti contribuiscono a rendere la plastica utilizzata negli imballaggi un pericolo per l'ambiente e per gli oceani. E se da una parte è vero che Oceana ha dovuto ricostruire le cifre indirettamente e partendo da informazioni non fornite direttamente da Amazon, d'altro canto l'organizzazione per la difesa ambientale ha operato in questo modo perché l'azienda queste informazioni non le mette a disposizione, limitandosi a comunicare i risultati che raggiunge in fatto di sostenibilità ambientale senza offrire un contesto preciso su quel che ancora c'è da fare in tal senso.

Per la stessa Oceana, Amazon sta agendo bene in India, dietro la spinta di un governo che ha deciso di vietare l'utilizzo delle plastiche monouso entro il 2022. Già a giugno di quest'anno infatti il gruppo ha annunciato di aver eliminato questi elementi in tutti i suoi centri di smistamento nel Paese, e che il 40 percento degli ordini viene consegnato nelle sue confezioni originali e senza gli imballaggi Amazon: per l'organizzazione, il gruppo "ha mostrato di essere capace di muoversi rapidamente sul tema. Ora può e dovrebbe adottare le stesse misure a livello globale".