Apple sfrutterà la riforma fiscale di Donald Trump per far rientrare parte del suo tesoro in contanti che attualmente risiede all'estero e che fino ad ora non era mai tornato su suolo americano proprio per evitare di perderne una grande fetta in tasse. Ora, invece, l'azienda di Cupertino potrà far rientrare quei soldi pagando "solo" 38 miliardi di dollari al fisco. Una decisione comunicata dal CEO Tim Cook che, però, non viene politicizzata: nella nota non viene fatto riferimento alla riforma fiscale voluta dal Presidente degli Stati Uniti. Che però twitta soddisfatto: "Una grande vittoria per i lavoratori e gli Usa".

Di certo un legame c'è: la riforma ha eliminato un sistema fiscale sulle multinazionali che permetteva alla aziende di rimandare il pagamento delle tasse negli Stati Uniti sugli utili realizzati all'estero fino a quando questi non sarebbero stati rimpatriati. Una regola che ha consentito ai colossi tecnologici e non di parcheggiare all'estero 3.100 miliardi di dollari. Il nuovo sistema, invece, si concentra sullo sviluppo dell'economia USA e prevede un'aliquota sul cash del 15,5 percento e una dell'8 percento sugli asset meno liquidi. Ma anche la possibilità per le aziende di pagare in otto anni.

Attualmente Apple ha circa 250 miliardi di dollari parcheggiati all'estero e non è chiaro se intende riportarli tutti negli Usa nel corso dei prossimi anni. Durante i prossimi cinque anni, continua Cook nella nota, Apple creerà anche 20.000 nuovi posti di lavoro e inizierà la costruzione di un nuovo campus. "Crediamo profondamente nel potere del genio americano e stiamo concentrando i nostri investimenti in aree dove possiamo avere un impatto diretto sulla creazione di posti di lavoro" si legge nella nota. "Abbiamo un grande senso di responsabilità nei confronti del nostro paese e le persone che aiutano a rendere il nostro successo possibile".