"I droni uccidono smetti subito", è questa la scritta apparsa per oltre 15 minuti sul maxischermo del Drone Grand Prix di Torino, nel corso della semifinale della "Drone Race", una sorta di Champions League per questo particolare sport, in cui piloti di tutto il mondo si sfidano in vere e proprie gare di velocità e acrobazie, con droni appositamente preparati per volare sul circuito ad oltre 160 Km/h.

Per oltre 15 minuti, un arco di tempo che sarà sembrato un'infinità per gli addetti alla sicurezza, i pirati informatici hanno bloccato totalmente le gare introducendosi nei sistemi di controllo dei droni e impedendone il controllo ai piloti che, per evitare il peggio, hanno poi deciso all'unanimità di effettuare un atterraggio d'emergenza con un rischio altissimo: i quadritotteri sarebbero potuti atterrare, senza controllo alcuno, anche sulla folla, rischiando di ferire gli spettatori.

Al termine dell'attacco, la gara è ripresa ed è stata portata al termine senza ulteriori difficoltà, ma si teme che l'episodio possa ripetersi anche per la gara di questa sera. Le misure di sicurezza per la giornata finale dell'evento saranno aumentate e sull'attacco di ieri indagherà la Polizia Postale, ma le probabilità che si risalga agli autori del colpo sono tanto basse, quanto la reale possibilità che un drone da corsa possa realmente uccidere qualcuno.

Come è stato eseguito l'attacco hacker alla Drone Race di Torino

Quanto successo intorno alle 22 del 12 luglio, è frutto di un exploit doppio che ha colpito sia la rete informatica dell'organizzazione, che i segnali radio utilizzati per mettere in comunicazione ogni drone con il suo relativo radiocomando. E nonostante si sia trattato di una violazione che ha causato non pochi problemi agli organizzatori della gara, molto probabilmente l'attacco messo in atto dai pirati informatici a Torino è eseguito utilizzando tecniche non troppo complesse, ma certamente illegali.

Perché se è vero che la riproduzione del messaggio "non autorizzato" sul display del circuito è frutto di una violazione della "regia informatica" che gestisce le immagini e il suono riprodotti dai maxi schermo, è molto probabile che le comunicazioni radio con i droni siano state bloccate mediante l'utilizzo di un jammerossia un dispositivo in grado di disturbare le frequenze radio fino ad un chilometro di distanza, la cui detenzione ed utilizzo sono severamente vietati in Italia che in tutta la comunità europea.