Un network di annunci pubblicitari online ha utilizzato una tecnica-truffa per nascondere video promozionali dietro ai banner presenti nelle applicazioni Android. Elementi che gli utenti non potevano vedere, ma che facevano comunque guadagnare i responsabili dello schema. Il problema? Questa tecnica può scaricare velocemente la batteria degli smartphone. La scoperta della truffa è nata tutta da questo elemento: alcuni utenti si sono accorti che delle applicazioni consumavano una quantità ingente di batteria, ma gli sviluppatori non avevano nulla a che fare con il problema. Ad individuare lo schema è stata poi l'azienda di sicurezza informatica Protected Media.

Il funzionamento è piuttosto semplice. Gli sviluppatori vendono spazi per i banner all'interno delle loro applicazioni, che possono essere acquistati da diverse aziende o da network pubblicitari. Nel caso della truffa, dietro a questi banner venivano nascosti dei video che nessuno vedeva, ma che venivano registrati come visti (e quindi pagati). In questo scenario lo sviluppatore viene pagato per il piccolo banner nell'app, ma i responsabili della frode guadagnano molto di più dalla mole di video – che valgono di più nella pubblicità online – nascosti dai banner. In breve, sono i brand protagonisti di questi video che hanno perso soldi per pubblicità che non ha mai visto nessuno.

L'altro problema è che, appunto, questi annunci pubblicitari nascosti consumano molta più batteria rispetto ai semplici banner, soprattutto visto che sono stati inseriti all'interno di applicazioni che quindi richiedono sicuramente una discreta potenza di calcolo. Secondo BuzzFeed, dietro agli annunci ci sarebbe un'azienda chiamata OutStream Media, sussidiaria di Aniview. Il giro d'affari di queste truffe, chiamate "in-banner video ads", è ormai di decine di milioni di dollari al mese. Non è peraltro la prima volta che gli annunci su Android diventano i protagonisti di una frode; poche settimane fa si era scoperto che pagine web e applicazioni potevano nascondere banner che utilizzavano i processi dello smartphone per minare criptovalute come i Bitcoin. Anche in quel caso la batteria veniva pesantemente penalizzata.