5g italia

Con l'accensione delle prime reti 5G dietro l'angolo anche in Italia, non sono pochi i cittadini che si stanno interrogando sui potenziali effetti collaterali che l'utilizzo della nuova tecnologia di comunicazione senza fili potrebbe avere sulla salute delle persone. La preoccupazione ha portato alla raccolta di 11mila firme e destato l'interesse di alcuni parlamentari che hanno spostato il dibattito in un'audizione alla Camera. Qui le ragioni dei gruppi contrari all'accensione delle reti 5G sono state ascoltate insieme ai pareri di esperti provenienti dall'Istituto Superiore della Sanità ma anche da organizzazioni non governative come Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti. In attesa dei resoconti ufficiali della seduta, La Repubblica ha messo le mani sulla documentazione a supporto delle tesi di alcuni dei relatori presenti.

Stando al sito del quotidiano, le parti in causa contrarie all'accensione delle reti 5G hanno portato tra le loro prove uno studio del National Toxicology Program statunitense effettuato su un campione di ratti, nel quale si dimostra una correlazione possibile tra l'esposizione costante a onde elettromagnetiche sulle frequenze tipicamente usate dalle connessioni 2G e 3G e l'aumento del rischio di contrarre neoplasie. I risultati dello studio però — fanno notare l'Istituto superiore della Sanità ma anche gli stessi ricercatori che l'hanno condotto — non possono essere trasposti sugli umani, dal momento che questi ultimi normalmente assorbono potenze di un ordine di grandezza inferiori rispetto a quelle utilizzate nel corso della ricerca.

Per quel che riguarda la specificità delle connessioni 5G, la preoccupazione dei gruppi contrari deriva dal fatto che sfruttano onde a frequenze più alte rispetto a quelle impiegate dalle altre tecnologie, e che i ripetitori necessari a diffondere il segnale saranno molto più numerosi e diffusi sul territorio. A questo proposito, l'Istituto superiore della Sanità fa però notare che proprio la natura delle onde impiegate le rende incapaci di penetrare i tessuti, e che la maggior diffusione dei ripetitori significa che ciascuno emetterà segnale a una potenza minore. Inoltre, uno studio dell'Agenzia francese per la sicurezza, la salute e l'ambiente evidenzia come gli effetti delle frequenze impiegate dal 5G siano ancora meno percettibili rispetto a quelli delle frequenze designate per portare i segnali 2G, 3G e 4G, che pure risultano di blando riscaldamento cellulare superficiale.

Sia dal punto di vista della potenza erogata dalle antenne che da quello della frequenza delle onde impiegate, al momento non ci sono prove che la nuova tecnologia ponga particolari rischi. Secondo i contrari all'accensione delle nuove reti però la mancanza di prove non costituisce di per sé sinonimo di sicurezza, dal momento che il 5G è ancora in fasce e per questo motivo non è stato oggetto di studi di durata sufficiente a far emergere eventuali conseguenze nocive. I dettagli dell'audizione insomma saranno diffusi a breve, ma il dibattito è comunque destinato a non esaurirsi facilmente.