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Bank of America chiude i rubinetti a Wikileaks ed entra nel mirino di Anonymous

La Bank of America nega il suo sostegno a Wikileaks perché la ritiene coinvolta in attività illegali ed entra nel mirino degli hacktivist di Operation Payback.
A cura di Anna Coluccino
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Diciamoci la verità: c'era da aspettarselo. Anzi, sorprende che Bank of America non sia stata la prima a tagliare i fondi a Wikileaks, e che si sia fatta battere sul tempo da Paypal, la banca svizzera PostFinance, Mastercard e Visa. Tutti obiettivi targettizzati ed abbattuti dagli hacktivist di Operation Payback da cui, naturalmente, ci si aspetta almeno il tentativo di un attacco ai danni della banca statunitense che ha annunciato di non essere più disposta ad accettare nessun genere di transizione economico/finanziaria da o per Wikileaks e Julian Assange.

La giustificazione di questa netta presa di posizione è stata offerta sulle pagine dello Charlotte Observer in cui si legge: "Questa decisione si basa sul nostro ragionevole convincimento che Wikileaks possa essere impegnata in delle attività che sono, tra le altre cose, incompatibili con le nostre politiche interne riguardo i processi di pagamento". Insomma, sempre la solita storia: le attività di Wikileaks sembrano essere di colpo incompatibili con tantissimi statuti, ma allora com'è possibile che -finora- nessuno si sia mai accorto di questa incompatibilità? Wikileaks non ha cambiato modus operandi, non ha modificato la sua linea d'azione, che è sempre stata quella di pubblicare documenti riservati che screditano alcune presunte verità o posizioni ufficiali. Nient'altro. Perché ora, improvvisamente, tutte le aziende si accorgono che esiste un codicillo negli statuti che vieta loro di prendere parte -a qualunque titolo- a simili attività? Non sarà forse che anche la Bank of America -come già ha ammesso il vicepresidente di Paypal Osama Bedier- ha ricevuto pressioni da parte del governo statunitense? Non sarà arrivata anche a loro la letterina che recitava "le attività di Wikileaks e Julian Assange sono considerate illegali ed altamente lesive per la sicurezza degli USA"?

Il messaggio del governo USA è cristallino: se sostieni Wikileaks e Julian Assange allora sei contro gli Stati Uniti d'America, ed offri il tuo aiuto ad un terrorista per mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Ecco che, da questo punto di vista, appare -se non giustificale- quantomeno comprensibile la decisione da parte degli istituti di credito di fare un passo indietro sul sostegno a Wikileaks, per paura di essere additati come anti-patrioti, che negli USA è l'accusa più infamante che esista. Chissà poi perché. Quindi, tanto vale arrendersi e non sperare che siano molte le aziende che avranno il coraggio di ignorare le direttive governative per sostenere Assange e i suoi.

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