bitcoin crollo

Il mercato delle criptomonete non sta attraversando un bel periodo. Mentre soltanto lo scorso novembre il Bitcoin valeva oltre 22.000 dollari, oggi, lunedì 11 giugno, alla riapertura dei mercati il loro valore è sceso sotto la soglia dei 7.000 dollari. La goccia che ha fatto traboccare il vaso in un contesto già di per sé negativo, determinando la perdita di circa 11 punti percentuali per quanto riguarda le quotazioni delle criptovalute, è stato un attacco hacker avvenuto nel fine settimana nei confronti di Coinrail, importante piattaforma di scambio di criptomonete della Corea del Sud.

Sul sito di Coinrail, all'apertura delle contrattazioni, è stato comunicato che il 70 percento delle monete virtuali presenti sui conti è stato controllato e spostato in "luogo" sicuro, mentre per il 30 percento restante è in corso un'inchiesta. E l'ammontare di criptomonete derubate va ancora stimato. Ma non è la prima volta che questo mercato si trova ad affrontare una situazione simile. Dall'inizio dell'anno Bitcoin ha fatto registrare il 50 percento di perdite e non se la cavano meglio altre valute virtuali che sono calate sensibilmente, portando il valore totale dei "digital asset" tracciati da Coinmarketcap.com a un minimo da due mesi di 294 miliardi. Numeri, questi, esorbitanti se si considera che a cavallo tra 2017 e 2018, all'apice dell'ascesa del Bitcoin, il valore complessivo delle criptomonete aveva raggiunto 830 miliardi di dollari.

A ciò si aggiungano anche le ferree leggi che hanno bloccato il proliferare del mercato in molti paesi. Non solo. Diversi sono infatti i fattori del tracollo delle criptomenete. Tra questi, c'è sicuramente il fatto che sono ancora poco utilizzate e che è intervenuto come effetto di stabilizzazione della speculazione la quotazione dei primi derivati sulle borse americane, a partire dal listino di Chicago, il più importante al mondo per questo tipo di prodotti. In poche parole, il bitcoin è trattato alla stregua di una materia prima, con tutto quello che ne consegue.