La crisi economica che sta abbattendo l'intera economia mondiale sta creando forzatamente delle vie traverse di guadagno che molto spesso sfociano nell'unico settore che possiede ancora un segno positivo: la tecnologia. In particolare negli ultimi mesi i grandi manager e imprenditori si stanno sempre più affidando alla moneta virtuale, la famosa Bitcoin, che sta prendendo sempre più piede nel mondo economico. Ma Bitcoin non sembra essere tutto oro quello che luccica.

Dopo mesi di dibattito, le autorità del Department of Homeland Security degli Stati Uniti sono intervenute per bloccare un trasferimento fondi tra utenti americani e la Mt. Gox, la principale piazza di scambio della moneta digitale. Mt. Gox è un vero e proprio mercato virtuale in cui si vende e si acquista come in qualsiasi altra borsa internazionale di mercato del Pianeta. La moneta virtuale però è oggi sempre più vista dai critici non solo come uno strumento di speculazione ma anche come potenziale "sfogo" per attività criminali, in primis come quella del riciclaggio di denaro.

Il Bitcoin nasce nel 2009 da un misterioso programmatore di nome Satoshi Nakamoto, esiste solo in forma digitale e non si basa sulla convertibilità i moneta reale né sul sistema di emissione di un’ipotetica banca centrale. Da un punto di vista tecnico la moneta risulta un vero e proprio che risolvendo un complesso problema di calcolo, che risolto, permette l'erogazione di una certa quantità di valuta che viene incamerata nelle tasche degli utenti. A questo punto con essa è possibile acquistare beni e servizi sui siti che accettano la stessa valuta virtuale, oppure scambiarla con altra moneta su piattaforme come Mt. Gox.

Il problema di tale fenomeno però sta anche nell'anonimato degli utenti che possono celarsi dietro il codice. Potremmo trovare chiunque dall'imprenditore milionario al riciclatore professionista di denaro. Proprio per questo, negli ultimi mesi, lo stato americano ha posto sotto controllo le  società di money transfer. Le stesse per obbligo sono tenute a registrarsi presso il Dipartimento del Tesoro sottoponendosi quindi a una serie di regole come l’obbligo di segnalazione di tutte le operazioni che coinvolgano un ammontare superiore ai 10 mila dollari. A marzo lo stesso Dipartimento aveva sentenziato l’estensione di questi obblighi anche a quelle società che trattano il trasferimento di valuta virtuale. Ma non tutte hanno carpito il messaggio.

Proprio l’amministratore delegato di Mt. Gox, Mark Karpeles, aveva aperto nel 2011 un conto presso la Wells Fargo intestato ad una controllata di Mt, assicurando le autorità di non agire in qualità di cambiavalute né di money transfer. Le autorità però sostengono al contrario che Karpeles utilizzasse i servizi di una società esterna, proprio per consentire ai propri clienti l'acquisto di Bitcoin e trasferirli in seguito a Mt. Gox. Tutto questo ha permesso il blocco dei conti registrati chiudendo quindi il canale di trasferimento della valuta virtuale.