I Bitcoin continuano ad essere nell'occhio del ciclone e da settimane non passa giorno che non vi siano notizie di chiusure di piattaforme di scambio, dopo lo scandalo Mt. Gox, dove sono andati in fumo 400 milioni di dollari, è stata la volta anche della canadese Flexcoin vittima di un attacco hacker in cui sono andati persi bitcoins per un valore complessivo di 600 mila dollari. E oggi giunge una nuova terribile notizia che getta ulteriori ombre sui Bitcoin. Autumn Radtke, CEO di First Meta, borsa di monete virtuali di Singapore, di 28 anni, è stata trovata morta della sua abitazione lo scorso 28 Febbraio. La notizia è stata però diffusa solo oggi. Da quello che si apprende da fonti legate alle attività di polizia e giudiziarie della città-stato del Sud est Asiatico, tutto farebbe pensare ad un suicidio, anche se si è in attesa degli esami tossicologici per chiarire meglio le cause della morte.

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Radtke in passato aveva lavorato con Apple, con la Virgin di Richard Branson, aveva partecipato anche al lancio di tre startup nel settore tecnologico e nel 2012 si trasferisce a Singapore. La sua avventura in Forst Meta inizia quando la società riceve un investimento di 466 mila dollari. Quindi si prospettava un futuro di crescita. Ma solo qualche giorno prima della sua morte, il 10 Febbraio, Autumn Radtke postò un commento ad un saggio dal titolo "The Psychological Price of Entrepreneurship", in cui scriveva: "Ogni cosa ha il suo prezzo". Vedendo come sono andate le cose, questo è un messaggio che lascerebbe davvero pochi dubbi. E' evidente che alla base di questa triste vicenda ci siano elementi legati alla sfera professionale della Radtke.

Nel giorno della morte della giovane manager, il governo del Vietnam ha dichiarato illegali le transazioni in bitcoin, avvisando i cittadini di non usarli in alcun modo. Alla fine del 2013 anche la Cina ha preso una posizione analoga e lo stesso ha fatto anche la Tailandia.

Questa vicenda rischia di mettere ancora di più in cattiva luce il mondo sei Bitcoin, ancora molto scosso dallo scandalo Mt. Gox. Ora tutti i dubbi e tutte le contraddizioni che gli esperti e gli analisti del settore hanno individuato, sono ingigantiti. Molti sostengono che nonostante le forti misure di sicurezza prese dal sistema, il network è comunque vulnerabile. E lo conferma proprio il management di Flexcoin in un comunicato dove afferma di aver fatto tutto il possibile negli anni per proteggere i bitcoin da sempre più violenti attacchi hacker. E l'ultimo è stato quello che ha portato alla chiusura della piattaforma.

E la morte della Radtke non lascia tranquilli, specie se davvero si dovesse poi confermare la versione del suicidio. A quel punto ci sarà davvero bisogno di chiedersi quale sarà il futuro dei Bitcoin.