23 Settembre 2021
11:31

Caricabatterie universale, la proposta dell’Europa di un caricatore unico per tutti gli smartphone

L’Organo dell’Unione europea presenterà oggi la proposta sul dispositivo unico. Vuole sollecitare tutti i produttori ad adoperare un caricatore USB-C comune a tutti i marchi. Probabilmente, dal 2022 la proposta verrà recepita nelle legislazioni nazionali e dalla metà del 2024 potrà essere utilizzato.
A cura di Ivano Lettere

Risale a quasi 2 anni fa, precisamente il 30 gennaio 2020, la risoluzione non legislativa con cui il Parlamento europeo invitava la Commissione a modificare la legislazione sui caricabatterie dei cellulari. La richiesta di creare un dispositivo universale valido per tutti gli smartphone, anche quelli di Apple, è stata approvata con largo consenso: 582 voti favorevoli, 40 contrari e 37 astensioni. Oggi, dopo 1 anno e 8 mesi, l'organo esecutivo dell'Unione europea presenterà la proposta con cui solleciterà tutti i produttori affinché adoperino un ricaricatore comune USB-C a tutti i marchi. In quanto alle tempistiche, si ipotizza che dal 2022 la proposta verrà recepita nelle legislazioni nazionali entro un anno. Da quel momento in poi tutte le aziende potranno sfruttare un ulteriore anno per implementare le norme. Stando a ipotetiche previsioni, il caricabatterea universale potrà dunque essere utilizzato da tutti gli abitanti del vecchio continente dalla metà del 2024.

I motivi della proposta

La scelta nasce dal proposito di ridurre la grande quantità di rifiuti elettronici che, secondo alcune stime, raggiungono ogni anno circa 50 milioni di tonnellate a livello mondiale, tra apparecchiature elettriche ed elettroniche: significa, in altre parole, che ogni singola persona produce in media oltre 6 kg di spazzatura tecnologica. Solo nel 2016, l'Europa ha generato 12,3 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, un risultato apparentemente migliore in quanto la cifra procapite media è pari a 16,6 kg. Ma oltre all'indole consumistica, a far sì che tutto ciò avvenga è anche la natura stessa dei prodotti, il cui breve ciclo di vita costringe i clienti a comprarne altri, alimentando in questo modo il processo produttivo.

Il caso Apple

L'azienda americana non ha accolto bene la proposta dato che possiede un carica batteria esclusivo. Si tratta del Lightning, un connettore prodotto dalla multinazionale a partire dal 2012. Nel gennaio 2020, quando il Parlamento si è fatto avanti con la nuova proposta, Apple si è opposta, affermando che l'omologazione dei dispositivi utilizzati per ricaricare i cellulari avrebbe rappresentato «un ostacolo all'innovazione». D'altra parte, c'è una sezione della risoluzione non legislativa che si concilierebbe con la politica interna alla società con sede a Cupertino. Il punto in questione riguarda il tentativo delle istituzioni europee di scoraggiare le aziende produttrici a inserire nella confezione di smartphone, tablet e auricolari nuovi caricabatterie. Un modo per indurre i consumatori a usare nuovamente i vecchi cavi. Il caso vuole che dal 2020 Apple abbia deciso di non aggiungere più altri alimentatori nei contenitori che contengono le nuove versioni dei cellulari.

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