2 Novembre 2011
10:40

Casta Tweet: i cinguettii dei politici sotto gli occhi di tutti [Intervista a Mauro Munafò]

Abbiamo raggiunto Mauro Munafò, creatore di Casta Tweet, il sito che raccoglie tutti i cinguettii della casta, per chiedergli cosa pensa del tentativo di svecchiamento della politica italiana quanto a comunicazione e come legge il futuro del paese nei tweet…
A cura di Anna Coluccino

Si chiama Mauro Munafò, è un giornalista e, tra una notte d'insonnia e l'altra (come lui stesso afferma…), ha pensato bene di mettere in piedi un'operazione di notevole utilità non solo a livello "informativo", ma anche e soprattutto a livello sociologico.

È cosa notoria, infatti, che i politici italiani stiano pian piano prendendo confidenza con i nuovi media e sono in molti ultimamente a essersi persino accorti dell'esistenza di Twitter. Al momento gli account collegati a parlamentari, governatori regionali e sindaci sono -in totale- circa 160, il che è indice del fatto che qualcosa comincia a muoversi nell'ambiente politico italiano, così affezionato al pulpito e decisamente poco incline al dialogo con l'elettore. Nel panorama del fare politica tipico della Prima e della Seconda Repubblica (ammesso che questa si sia mai davvero realizzata) all'elettore è sempre e solo spettato il compito di votare. E basta. Tutt'al più -in seguito- conserva la possibilità di scegliere se acclamare i politici dalla piazza o lanciargli qualche invettiva.

In buona sostanza, per moltissimi anni gli strumenti della partecipazione si sono limitati a due possibili scelte: applausi o fischi.

Nell'era della politica 2.0 l'elettore chiede di più, pretende di essere ascoltato e si disturba non poco quando, di fronte alla sua attiva partecipazione, non ritrova un vero interlocutore ma un politico che sfrutta il web per pubblicizzare il suo pensiero senza intavolare un reale contraddittorio con gli utenti che scelgono di seguirlo.

Questo è quanto emerge, in estrema sintesi, dall'esperimento Casta Tweet, il sito "si propone come uno strumento per elettori, studiosi e giornalisti che vogliono sapere cosa ‘twitta' la politica italiana senza perdersi tra le centinaia di account attivati. Il progetto monitora al momento 161 diverse fonti, composte da leader politici, governatori delle regioni, sindaci delle principali città, eurodeputati e altri esponenti dei partiti di centrodestra, centro e centrosinistra".

L'esperimento ci ha subito incuriosito, ed ecco perché abbiamo deciso di contattare Mauro Munafò e fare due chiacchiere con lui.

Intervista a Mauro Munafò

Cosa si impara della politica italiana e delle dinamiche che intercorrono tra “eletto” ed “elettore” osservando i modelli di comunicazione che i politici applicano su Twitter?

Si impara che sempre più politici stanno iniziando a prendere le misure al sito dell’uccellino blu che, da spazio riservato agli elettori più “geek”, sta diventando un mondo sempre più vasto e variegato, quindi “appetibile” anche in termini di voti. Buona parte dei politici continua tuttavia ad applicare anche online delle strategie comunicative vecchio stampo, del tipo “io parlo e tu ascolti in silenzio”, ma gli elettori adesso hanno gli strumenti per parlare e non accettano più questa formula. Una minoranza di esponenti politici pare averlo capito e si sta dimostrando molto attenta a curare anche questo canale di comunicazione.

Qual è stato il tweet più curioso che tu abbia mai letto?

Devo dire che di tweet piuttosto curiosi ne ho letti moltissimi, e spesso per le ragioni più diverse. Un esempio è il sindaco di Genova Marta Vincenzi che non riesce a condensare il suo messaggio in 140 caratteri e si scusa perché deve ancora prendere confidenza con il mezzo . Più in generale però mi hanno colpito i messaggi “umani” dei politici, da cui emergono sentimenti e pensieri molto lontani dalle dichiarazioni pompose a cui siamo abituati. Ho notato un deputato del Pd che raccontava a un suo follower di come un collega dietro di lui restasse sempre attaccato all’iPad durante i lavori in aula, o un deputato leghista che in un messaggio diretto a un altro esponente del Carroccio definiva un suo collega di partito un fissato di Facebook. Mi hanno ricordato le chiacchiere che di solito si fanno tra compagni di banco a scuola.

Ti sembra che i politici italiani abbiano piena coscienza del genere di medium che utilizzano e che lo usino al massimo del potenziale, con competenza?

Sarebbe poco corretto dare una pagella unica ai politici su Twitter. Nel monitoraggio di Casta Tweet adesso siamo a oltre 160 account aggregati e se ne vedono di tutti i colori. Tantissimi politici si sono limitati a “collegare” il loro account Twitter a quello di Facebook o ai feed rss del proprio sito, e quindi non c’è una vera e propria comunicazione. I politici, specie quelli con ruoli importanti, sono troppo abituati a parlare e meno a confrontarsi o a rispondere a precise domande: questo si vede dal basso numero di gente che “followerano” e dalla rarità con cui si leggono messaggi diretti o retweet. Sta però anche crescendo il numero di “bravi utilizzatori”: penso a deputati come Andrea Sarubbi che ha lanciato l’hashtag #opencamera e che è stato presto seguito da alcuni colleghi del Pd, dei Radicali e persino di Lega e Udc. Nelle ultime settimane sono poi sbarcati su Twitter diversi deputati proprio grazie agli articoli che i giornali hanno dedicato alle cronache di Sarubbi e soci. Adesso che i deputati hanno capito che Twitter può fornire loro visibilità, credo che ne vedremo sempre di più.

In che senso credi che i politici italiani siano “casta” e come si riflette questo aspetto nei loro tweet?

La scelta del nome del sito si rifà ovviamente al libro di Stella e Rizzo: cercavo un nome che fosse comprensibile ma anche abbastanza aggressivo da poter essere ricordato. Come dicevo prima, anche su Twitter molti politici proseguono con una comunicazione dall’alto verso il basso, ma a fare la differenza sono invece coloro che dialogano, che rispondono, che leggono e che partecipano alla discussione. Aggiungo poi un altro punto: troppi politici si attivano sui social network solo in campagna elettorale e poi abbandonano la scena, cosa che fa infuriare anche i sostenitori più convinti.  Il dialogo deve essere alimentato anche dopo, altrimenti diventa solo una presa in giro 2.0. Se la politica vuole davvero riavvicinarsi agli elettori, oggi ha tutti gli strumenti per farlo.

Che cosa ti ha spinto a credere che l’idea realizzare un sito in cui raccogliere i tweet dei politici potesse rivelarsi vincente?Sono un giornalista e sono convinto che oggi chi fa questo mestiere debba confrontarsi con i nuovi e fantastici strumenti che sono stati messi a nostra disposizione. Credo che l’esplosione di Twitter tra i politici sia una notizia e che i lettori possano trovare interessante una “guida” in questo universo, per tante persone ancora troppo ostico. Penso poi che la stessa esistenza di Casta Tweet possa incentivare i politici a buttarsi nella mischia e questo potrebbe rivelarsi un importante contributo alla trasparenza nei palazzi della politica.

Cosa pensi di questo specifico momento politico? I tweet disegnano una traccia del futuro del paese?

Dico solo questo: qualche mese fa i top trend erano solo collegati ad argomenti tecnologici o alla musica e allo spettacolo. Adesso invece la politica, anche in Italia, ha trovato il suo spazio fisso in questo sito. Credo sia la dimostrazione che c’è un numero sempre crescente di utenti che vuole selezionare le sue fonti, leggere spunti diversi, partecipare alla discussione, parlare con i propri rappresentanti e non solo votarli. Nel pieno di una crisi nera come questa, la voglia di partecipare è una delle poche notizie positive che si vedono in giro.

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