9 Gennaio 2015
16:27

Charlie Hebdo, il post di Zuckerberg scatena la polemica sul social network

Questa mattina il CEO di Facebook Mark Zuckerberg ha voluto ricordare le 12 vittime della strage alla sede della rivista satirica Charlie Hebdo con un post di solidarietà che ha diviso gli utenti del social network scatenando diverse polemiche.
A cura di Matteo Acitelli

Questa mattina il CEO di Facebook Mark Zuckerberg ha voluto ricordare le 12 vittime della strage alla sede della rivista satirica Charlie Hebdo con un post di solidarietà che in poche ore ha ricevuto oltre 290.000 Mi Piace, 35.500 commenti e 26.500 condivisioni, numeri importanti che hanno diviso gli utenti del social network scatenando diverse polemiche. Nonostante le buone intenzioni del fondatore della piattaforma, il cui scopo era quello di ricordare le dodici persone morte nell'attentato con un messaggio che si conclude con l'ormai noto #JeSuisCharlie, in tanti si sono schierati contro Zuckerberg ed il suo post di solidarietà.

Diversi utenti non hanno gradito l'apertura del post di Zuckerberg dove scrive "Qualche anno fa un estremista pachistano si è battuto per farmi condannare a morte perché Facebook si rifiutava di bannare in contenuti su Maometto che lo offendevano. Noi rimaniamo sulla nostra posizione perché voci differenti, anche se a volte offensive, possono rendere il mondo un posto migliore e più interessante" e tra i commenti si legge la replica di un utente: "Su Facebook si dovrebbe vietare ogni pagina che fa male a qualcuno quando si parla di religione che sia l’Islam, il Cristianesimo o l’Induismo. Quindi smettila di incolpare o menzionare il ragazzo pakistano, l’estremismo è un problema globale che dobbiamo combattere tutti insieme". Un altro utente si schiera contro Zuckerberg e chiede al padre del social network "Perché, se è vero che su Facebook regna la libertà di opinione, il mio contenuto a favore di Hitler è stato cancellato?". Altri ancora si domandano il motivo per il quale un commento potenzialmente offensivo per la religione viene tollerato quando invece spesso si legge di foto che ritraggono donne che allattano al seno che vengono censurate dai moderatori di Facebook. Insomma, non tutti hanno apprezzato il gesto del CEO di Facebook Mark Zuckerberg il cui scopo era solo quello di ricordare le vittime dell'attentato alla redazione della rivista satirica francese Charlie Hebdo.

Il post di solidarietà scritto su Facebook da Mark Zuckerberg

“Qualche anno fa un estremista pakistano lottò per farmi condannare a morte, questo perché Facebook si era rifiutato di bannare un contenuto riguardante Maometto che lo offendeva.

Noi ci siamo opposti ad una censura di questo tipo perché le voci diverse – anche quelle che a volte ci possono offendere – possono contribuire a rendere il mondo migliore, più interessante.

Facebook è sempre stato un luogo in cui le persone di tutto il mondo possono condividere idee e punti di vista. Noi seguiamo le leggi di ogni singolo paese, ma non possiamo permettere che uno stato o un gruppo particolare dettino le regole su quello che la gente possa o non possa condividere in tutto il resto del mondo.

Eppure, mentre rifletto sull’attacco di ieri e sulle mie esperienze per quanto riguarda l’estremismo, capisco che è contro questo tipo di cosa che ci dobbiamo unire: un gruppo di estremisti che fa di tutto per ridurre al silenzio le voci e le opinioni di tutti gli altri che vivono su questo mondo.

Non permetterò che questo accada su Facebook. Io mi impegno per costruire un servizio dove sia possibile parlare liberamente, senza paura di violenze.

I miei pensieri sono con le vittime, le loro famiglie, il popolo di Francia e le persone di tutto il mondo – tutti coloro che scelgono di condividere i loro punti di vista e le proprie idee, anche quando farlo richiede del coraggio."

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