U.S. Republican presidential candidate and former Massachusetts Governor Mitt Romney addresses supporters after the television networks declared him the winner of the Florida primary, at his primary night rally in Tampa

I politici si stanno avvicinando ai social media con minor timore rispetto al passato e, in qualche caso, gli utenti delle piattaforme di social networking hanno supportato, con azioni online, il proprio candidato. È successo, ad esempio, durante le elezioni amministrative della scorsa primavera, quando i sostenitori di Giuliano Pisapia hanno contribuito alla vittoria del candidato di Sinistra e Libertà. Non sapremo mai in che misura, ma la partecipazione dal basso, soprattutto attraverso Twitter, è stata parte integrante della campagna elettorale.

Fu la vittoria di Obama nel 2008 a dare a Internet il ruolo di protagonista in campagna elettorale. In quel caso, però, il ruolo degli gli attivisti fu finalizzato principalmente alla raccolta fondi, mentre, per le elezioni del prossimo autunno, sono tante le aspettative circa la conversazione sui social media. Che ruolo avranno Facebook e Twitter nella corsa alla Casa Bianca? Quale sarà la loro influenza?

In un articolo pubblicato sulla rivista statunitense Advertising Age, Gregory Ferenstein pone i suoi dubbi sul reale impatto dei social media durante elezioni politiche. L’autore sostiene che, nonostante l’aumento dell’importanza dei social media per le aziende, ad oggi non si ha alcuna prova concreta della reale efficacia di questi strumenti nella politica. Andando ad analizzare i numeri dei candidati per le primarie del partito repubblicano statunitense,  si può notare, ad esempio, come la Pagina Facebook di Rick Santorum – principale rivale del favorito Mitt Romney – abbia il numero di mi piace inferiore di sei volte rispetto a Ron Paul, uno dei candidati praticamente fuori corsa.

La popolazione attiva sui social media è un dato parziale rispetto all’intera popolazione e, quindi, non rappresentativa dell’elettorato. Nello stesso articolo già citato, l’autore punta il dito contro il team di Facebook, a cui piace pensare che il proprio sito di social networking possa prevedere in qualche modo il risultato delle elezioni con il solo numero di like. Secondo uno studio dei professori Alan Gerber e Donald Green, un’importante fetta di elettorato tenderebbe a non votare se non fosse per gli incontri face-to-face della campagna elettorale. «I social network» – sottolinea Gregory Ferenstein – «non possono esercitare la stessa pressione sociale di un contatto umano diretto».

The potential of the internet lies in not who follows a candidate but in how those followers are empowered

Gregory Ferenstein

Internet è uno strumento importante in campagna elettorale e lo è stato anche per il successo di Obama nel 2008, quando, però, non ha vinto grazie al maggior numero di fan o follower, ma grazie alle attività offline nate attraverso la Rete, che è stata, dunque, un punto di partenza.
Secondo Ferenstein, però, nonostante siano trascorsi quattro anni, la campagna che i repubblicani stanno portando avanti in queste settimane non ha nulla di innovativo e, troppo spesso, si limita a riciclare discorsi in tweet da distribuire ai follower. Questi non hanno alcun potere – se non quello di rilanciare i messaggi – e rimangono semplicemente un numero che difficilmente influenzerà l’esito delle elezioni.