Scegliere a quali fonti di informazione affidarsi ha un impatto significativo sulla tipologia di notizie che si ricevono: non è una novità ed è anzi tra i motivi che spingono ciascuno a preferire alcune testate giornalistiche rispetto ad altre. A prescindere da questo aspetto però, sembra che prediligere i social network per informarsi porti con sé un rischio concreto di cadere nel tranello di fake news e tesi cospirazioniste. Non si tratta solamente di teorie: a questa conclusione sono arrivati i ricercatori dell'Annenberg Public Policy Center in uno studio pubblicato di recente.

La ricerca negli Stati Uniti

Lo studio si chiama Patterns of Media Use, Strength of Belief in COVID-19 Conspiracy Theories, and the Prevention of COVID-19 From March to July 2020 in the United States: Survey Study ed è stato pubblicato nei giorni scorsi sul Journal of Medical Internet Research: è stato condotto attraverso sondaggi somministrati a 840 partecipanti negli Stati Uniti tra marzo e luglio dell'anno scorso, ovvero quando la pandemia ha iniziato a colpire duramente tutto il mondo.

La correlazione

Ai soggetti è stato chiesto in due ondate di sondaggi da quali canali preferissero informarsi, ma anche quali fossero le loro posizioni su argomenti tipici delle teorie cospirazioniste – dall'inesistenza di Covid-19 alla sua origine come arma. La fruizione di notizie sui social è stata associata a una maggiore probabilità di credere a teorie cospirazioniste al termine dello studio. Di contro, chi ha raccontato di informarsi prevalentemente attraverso mezzi di informazione tradizionali è risultato maggiormente schermato da questa eventualità.

Teorie pericolose

La scoperta non è eclatante, ma ora è supportata da alcuni numeri che raccontano quanto possa essere pericoloso il fenomeno: la percentuale di partecipanti convinta che il virus sia stato creato per aumentare le vendite di farmaci e vaccini è aumentata dal 15 al 17 percento; molti hanno iniziato a credere che la CDC statunitense abbia dipinto un quadro esagerato della pandemia per danneggiare Trump; quelli convinti che il virus sia un'arma creata dal governo cinese sono passati dal 28 al 38 percento. Non solo: credere a queste teorie è stato associato a una minore intenzione di indossare mascherine per proteggersi e di vaccinarsi una volta trovato un rimedio.

Il ruolo dei social

Stando ai ricercatori, parte della responsabilità nel fenomeno l'hanno avuta i mezzi di informazione conservatori – da Fox News a Breitbart – ma i social non vanno assolti. Stando ai ricercatori su queste piattaforme le teorie cospirazioniste circolano in modo incontrollato: i gestori di siti e app tentano di limitarne la diffusione, ma la loro natura virale fa in modo che una volta bloccata una fonte di contenuti, questi riemergano per passaparola o attraverso altre pagine o gruppi o profili su Facebook, Twitter e altre realtà del settore.