In un Paese come il nostro, dove il doppiaggio è da sempre considerato un lavoro artigianale e artistico, ha fatto giustamente scalpore l'esistenza di DeepDub, uno strumento sviluppato da una startup israeliana che usa l'intelligenza artificiale per doppiare attori e narratori in film, serie TV e documentari e farli parlare in ogni lingua con il timbro dei proprietari. Il network del doppiaggio nostrano Vix Vocal ha raccolto in questi giorni le voci di alcune superstar del panorama italiano per una campagna a salvaguardia della professione; la realtà però è che, almeno per come è strutturato al momento, DeepDub non rappresenta un pericolo per i doppiatori.

Cos'è DeepDub

Nato in Israele nel 2019 dall'omonima startup, DeepDub è uno strumento che utilizza l'intelligenza artificiale per svolgere in autonomia svariati compiti, tra i quali due sono fondamentali: da una parte ascoltare il parlato delle persone che registrano la propria voce per cogliere gli aspetti salienti del timbro e della tonalità; dall'altra utilizzare queste informazioni per sintetizzare nuovi suoni con le medesime caratteristiche, in modo che sembrino provenire dalle stesse corde vocali. Il risultato è un modello vocale che va poi fatto parlare con traduzioni offerte da algoritmi di traduzione e poi perfezionate da correttori di bozze in carne e ossa per evitare che il senso di alcune parole si perda nella traduzione automatica.

La domanda non manca

La potenziale domanda per una tecnologia simile non manca: con l'avvento delle piattaforme di streaming, tutti i contenuti audiovisivi hanno infatti potenzialmente trovato un sistema di distribuzione globale. Il passaggio successivo a questo sono i servizi di localizzazione, che rendono show e film fruibili ovunque: il doppiaggio in particolare rende i contenuti stranieri decisamente più allettanti dei sottotitoli ma richiede tempo, denaro e professionalità. È qui che interviene DeepDub, che promette di saltare questo passaggio per offrire prodotti finali a un prezzo infinitamente più basso; per gli sviluppatori, sarà solo questione di tempo prima che i colossi della distribuzione decidano di approfittare della situazione: automatizzare il doppiaggio permetterebbe loro di risparmiare sulla localizzazione, e dunque di offrire abbonamenti a prezzo inferiore di quello proposto dai concorrenti.

Le preoccupazioni dei doppiatori

Non stupisce insomma che chiunque lavori nel doppiaggio sia preoccupato dalla comparsa di una tecnologia simile. Da Francesco Pannofino a Claudio Ammendola, passando per Eleonora De Angelis, Roberto Chevalier e molti altri: sono numerosi gli attori e doppiatori che hanno prestato letteralmente la loro voce all'iniziativa. Al di là del timore per il futuro della propria professione e di quella di tutti i tecnici coinvolti, i partecipanti toccano un aspetto interessante – ovvero che il doppiaggio è ancora una professione lontana dal poter essere automatizzata.

I punti deboli di DeepDub

Innanzitutto in un film o in una serie TV i dialoghi non sono mai interessati da traduzioni letterali, ma da localizzazioni: le differenze culturali tra una lingua e l'altra possono infatti rendere irricevibile un prodotto tradotto in automatico. Ascoltare il timbro originale degli attori inoltre può incuriosire gli spettatori, ma l'esperienza mancherà sempre di un aspetto fondamentale: l'emozione e l'intenzione che gli attori infondono nel loro personaggio.

Parte del lavoro dei doppiatori è comprendere questo aspetto impalpabile del trascritto e del parlato degli attori originali, per poi farlo proprio ed esprimerlo nelle modalità tipiche della loro lingua. Il parlato sintetico di DeepDub può essere regolato dagli sviluppatori con parametri come inflessione e tonalità, ma non può restituire l'intera gamma di espressioni vocali alle quali può arrivare un essere umano. Lo scenario più plausibile è che la tecnologia venga applicata a prodotti che non richiedono necessariamente qualità attoriali o puntino su budget irrisori, come reality show, documentari o film indipendenti.