direttiva copyright polonia

La Polonia contro la Direttiva europea sul Copyright approvata alla fine di marzo. È questa la notizia che arriva proprio mentre l'Europa si apprestava a eleggere il nuovo Parlamento Europeo che, a breve, esprimerà la nuova Commissione Europea e che dovrà far fronte anche a questa situazione. Vicenda che va configurandosi quando mancano pochi giorni all'entrata in vigore della norma, il prossimo 7 giugno 2019, giorno in cui scatterà il tempo di due anni in cui gli stati membri potranno recepire la direttiva all'interno del proprio ordinamento. La Polonia, però, che già si era espressa in modo contrario alla direttiva, ha deciso di rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea, presentando un formale ricorso in cui lamenta una significativa limitazione della libertà d'espressione, in particolare per quel che riguarda Internet.

"La nuova direttiva europea sul Copyright potrebbe portare ad una censura preventiva". Questa, in sintesi, è la motivazione che ha spinto la Polonia ad agire e a rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea per presentare un formale ricorso contro la norma che sta per entrare in vigore. Infatti, dal prossimo 7 giugno 2019, dopo la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale del 17 maggio, la direttiva entrerà in vigore e i paesi membri hanno tempo due anni per approvarla all'interno del proprio ordinamento.

"Il sistema può portare all'adozione di norme analoghe alla censura preventiva, che è vietata non solo nella costituzione polacca ma anche nei trattati UE", ha dichiarato il vice ministro degli esteri polacco Konrad Szymanski commentando il ricorso. Da ricordare che i deputati europei polacchi (insieme a quelli di Italia, Svezia, Finlandia, Olanda e Lussemburgo) hanno respinto la direttiva quando è stata votata con due astensioni, otto voti a favore, 33 contro.

Fanpage.it nelle scorse settimane ha messo in evidenza come l'approvazione di questa norma potesse costituire una minaccia alla libertà delle persone. La direttiva contiene al suo interno due articoli in particolare, come l'articolo 11 che sancisce la cosiddetta "link tax", che permetterà agli editori di addebitare i costi di piattaforme, come Google, per la visualizzazione di notizie, e l'articolo 13, che stabilisce che le piattaforme sarebbero responsabili di contenuti che violano il diritto d'autore di qualcuno.

Il ricorso della Polonia è quindi il primo atto che la nuova Commissione Europea si troverà sul tavolo riguardante una norma che ancora fa discutere, nonostante l'approvazione definitiva del Parlamento. Bisognerà capire, nelle prossime settimane, quale sarà l'esito del ricorso e se ci saranno altri paesi pronti a muoversi nella direzione indicata dalla Polonia. Il nuovo commissario europeo competente avrà già un bel da fare.