Il parlamento europeo alla fine si è espresso a favore della direttiva europea sul copyright con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti, in una delle ultime sedute plenarie dell'Assemblea selettiva comunitaria, prima delle elezioni europee di fine maggio. Bisognava quindi chiudere oggi questa lunga pagina che si protraeva ormai da due anni, un percorso a volte altalenante in cui in più di un'occasione si é rischiato uno stop definito, l'ultimo proprio qualche settimana fa, quando tutto sembrava essersi paralizzato con la consapevolezza che ad occuparsene, ricominciando tutto daccapo, sarebbe stata il nuovo Parlamento Europeo. Il voto di oggi quindi chiude questa lunga pagina e afferma quello che temevamo, ossia l'aver mancato una grande occasione producendo una norma che avrà effetti negativi per i piccoli editori e che costituirà, nel corso del suo iter, una minaccia per la libertà delle persone.

Pomo della discordia e quindi elemento da tanti criticato e contestato, incluso il fondatore del web Tim Berners-Lee, è stata l'introduzione dei famigerati articoli della norma, l'art. 11, quello che introdurrebbe la "link tax", e l ‘art. 13, quello che prevede un controllo preventivo. Due articoli che hanno fatto discutere e diviso gli esperti quanto l' opinione pubblica. Da oggi quindi tutto cambia.

L'intento della riforma del copyright era quello di portare una ventata di modernità ad una situazione che sembrava ormai lontana dal contesto in cui la proprietà intellettuale oggi si manifesta, soprattutto per quel che riguarda il digitale. Lo scenario è cambiato negli ultimi dieci anni e di conseguenza sono emerse esigenze diverse da soddisfare. Il problema, però, è che la risposta dell'UE ha finito per trasformarsi in una sorta di censura di Internet.

"Con questa riforma" sul copyright "non c'è censura. La libertà di espressione non viene limitata, con questa riforma creiamo certezza del diritto per i creatori e nuove possibilità per utenti e cittadini. Google, Facebook e Youtube divulgano disinformazione e dimostrano quanto sia semplice manipolare soprattutto i giovani o lasciarli manipolare e oggi il nostro Parlamento può agire contro queste piattaforme". Queste le parole del relatore del testo sul copyright, il tedesco Ppe Axel Voss, che ha esplicitamente puntato il dito sulle piattaforme digitali che diffondono "disinformazione".

"È un momento cruciale per la cultura europea, per l'economia digitale, per la difesa dei nostri valori Ue". Queste le parole della commissaria Ue al digitale Mariya Gabriel, intervenendo in aula a Strasburgo in vista del voto di oggi sulla direttiva sul copyright. "La nuova direttiva – ha continuato – permetterà di adeguare il diritto d'autore al XXI secolo", andando "a vantaggio di autori, interpreti, giornalisti, editori, produttori di film e musicali".

Negli ultimi giorni si sono intensificate le proteste e gli appelli, di quelli che erano favorevoli e contrari alla norma, che non hanno risparmiato neanche il nostro paese. Wikipedia negli ultimi due giorni ha oscurato il suo sito in Europa in segno di protesta, invitando gli utenti a contattare i deputati europei, in vista del voto di oggi, per convincerli a non approvare questa norma. Mentre l'associazione degli editori e anche la Siae spiegavano anche sulle pagine di quotidiani nazionali il perché questa norma dovesse essere approvata.