Otto voti contrari, tra cui quello dell'Italia. Tre in meno rispetto all'ultima opposizione nei confronti della direttiva europea sul copyright, una già fortemente criticata normativa che, come abbiamo già tenuto a sottolineare, rischia di diventare un attacco alla libertà delle persone. Ma oggi, con l'intesa da parte dei paesi dell'Unione Europea e nonostante l'opposizione di 8 nazioni, il provvedimento si sta pericolosamente avvicinando verso l'adozione, salvo accordo definitivo da parte dell'Europarlamento previsto per la prossima settimana.

L'accordo è stato raggiunto durante la notte dopo aver concordato un compromesso che escluderà le start-up con meno di 5 milioni di utenti unici al mese da alcune delle regole della normativa. Una decisione che apre la strada all'adozione vera e propria di un regolamento europeo che nel corso degli ultimi mesi è stato fortemente criticato per il suo essere una sorta di censura di Internet e una grave minaccia alla libertà di espressione. Una serie di norme, capitanate dagli ormai famosi articoli 11 e 13, che hanno come obiettivo quello di garantire ad editori, autori e musicisti un maggiore controllo sui loro contenuti, ma che dall'altro lato mettono a serio rischio la libertà sul web e la presenza di giganti americani in Europa. Non è un caso che Google sia una delle realtà che più fortemente ha criticato la normativa: se dovesse passare si ritroverebbe obbligata a controllare ogni singolo elemento caricato alla ricerca di violazioni di copyright, portando probabilmente al suo abbandono dell'Europa.

Gli articoli 11 e 13 andrebbero a penalizzare i piccoli editori, quelli che non hanno grandi capitali e tanti strumenti per contrastare i grandi editori, e introdurrebbero una forma di controllo che non appartiene, in modo assoluto, alla nostra storia. Uno scenario che ora diventa più concreto, soprattutto dopo il cambio di schieramento da parte della Germania, inizialmente contro l'articolo 13 e ora a favore proprio in virtù del compromesso concesso ai piccoli editori. Gli ultimi paesi contro la direttiva restano quindi Italia, Polonia, Olanda, Svezia, Finlandia, Lussemburgo, Malta e Slovacchia, che nella nottata non sono riusciti ad arginare l'accordo delle altre nazioni.

Nonostante l'intesa e i compromessi per i piccoli editori, il testo non ha fatto breccia nelle associazioni UE di editori, che lo considerano in grado di creare "un'incertezza legale sostanziale per gli editori perché non protegge con sufficiente chiarezza l'uso di materiale stampa da parte degli aggregatori di notizie e dei motori di ricerca". Secondo Google, inoltre, l'entrata in vigore della normativa porterebbe ad un calo drammatico del traffico verso i siti web dei giornali. La “link tax”, cioè la conseguenza dell'articolo 11, comporterebbe infatti un calo del traffico del circa 45% in arrivo da Google. Ora si attende la decisione definitiva durante la riunione del "trilogo" tra Consiglio Ue, Europarlamento e Commissione, che si terrà l'11 o il 12 febbraio a Strasburgo.