direttiva copyright

Il percorso dei negoziati tra Consiglio, Parlamento e Commissione Europea, iniziati a fine anno scorso, per approdare ad un avvallo completo della direttiva europea sul copyright è giunto ad una fase di stallo. Abbiamo già ben evidenziato come, a nostro avviso, la norma potesse costituire un serio rischio per la libertà delle persone, in special modo per quanto riguarda l'articolo 11 e l'articolo 13. A questa fase di stallo si è giunti dopo l'opposizione di 11 paesi – tra cui figurano l'Italia, l'Olanda, il Belgio, la Germania, la Finlandia, la Polonia e la Slovenia – che con molta probabilità porterà all'arresto dell'approvazione finale, con la possibilità di trovarsi in mezzo alla campagna elettorale per le elezioni europee di fine maggio. A quel punto i giochi sono da rifare, anche se c'è il rischio che la norma non venga cancellata del tutto.

L'approvazione della norma è ad un punto fermo

L'iter per l'approvazione finale della direttiva europea sul copyright è giunto ormai ad un punto fermo dal quale difficilmente riuscirà a smuoversi prima di arrivare ai tempi già previsti per l'approvazione finale della norma, cioè entro la primavera di quest'anno. Molti auspicavano che si potesse concludere tutto entro il prossimo mese di marzo, ma la realtà ad oggi non consente di fare questo tipo previsioni, tutt'altro. Quel che è certo è che la norma potrebbe fermarsi del tutto, un risultato che in molti speravano dato che la norma, come abbiamo già tenuto a sottolineare, rischia davvero di diventare un attacco alla libertà delle persone.

I negoziati a tre, quindi Consiglio, Parlamento e Commissione Europea, iniziati a fine anno, si sono sempre mossi all'interno del percorso definito dall'approvazione della norma avvenuta a settembre dello scorso anno. Le successive modifiche degli articoli 11 e 13 di fatto non hanno cambiato nulla per quel che riguardava l'iter dei negoziati, essendo questi ultimi mirati solo a limare gli aspetti relativi all'attuazione della norma.

Nei giorni scorsi però un gruppo di 11 stati, tra cui figurano l'Italia, l'Olanda, il Belgio, la Germania, la Finlandia, la Polonia e la Slovenia, hanno deciso finalmente di opporsi, fermando di fatto i negoziati. Va ricordato ancora una volta che in relazione all'articolo 11 la discussione verteva su che cosa dovesse costituire lo "snippet", il frammento di testo che accompagna l'anteprima dei link, e si ragionava su quale porzione di testo dovesse essere considerata; mentre per quanto riguarda l'articolo 13, si ragionava se estendere o meno anche alle piattaforme più piccole la violazione del diritto d'autore. Su questo punto riteniamo che l'articolo sia davvero.

L'intento di questa norma era quello di dare una ventata di novità che, visto uno scenario in continua evoluzione, sarebbe stata opportuna. Invece la norma si è rivelata essere una sorta di censura di Internet, per lo meno per quello che riguarda la libertà di espressione. E se da un lato vedere il web come un luogo totalmente libero rappresenta una visione pericolosamente ingenua, dall'altro pensare di riformare Internet ricorrendo alla censura e al controllo preventivo significherebbe privarlo delle sue peculiari caratteristiche. Ecco perché riteniamo profondamente sbagliati e fuori logica gli articoli 11 e 13, due elementi in grado di penalizzare i piccoli editori, quelli che non hanno grandi capitali e tanti strumenti per contrastare i grandi editori, e di introdurre una forma di controllo che non appartiene, in modo assoluto, alla nostra storia. Insomma, si è giunti ad una situazione di stallo che frena, almeno per ora, l'iter della norma.

Cosa succederà adesso?

Cosa succederà da adesso in poi? Obiettivo di coloro che appoggiano la norma è quello di arrivare all'approvazione del Parlamento Europeo in seduta plenaria. La realtà è che, calendario alla mano, da qui alla primavera non sono previste molte sedute plenarie, quindi il tempo stringe e questo non permetterebbe, nei tempi, l'approvazione finale.

Una considerazione a margine, che forse spiega un po' del perchè si è giunti a questo punto e che in molti stanno considerando, è che nel corso di questi mesi è cambiato lo scenario politico in alcuni stati che avrebbe sicuramente reso più complicato l'iter della norma. Basti pensare solo all'Italia che, in seguito alle elezioni politiche del 4 marzo 2018, ha poi cambiato radicalmente l'approccio verso la norma. Lo stesso vale per altri paesi. Senza tralasciare il fatto che anche alcuni lobbisti stanno cominciando a cambiare opinione a riguardo, tra l'altro già a fine anno alcuni avevano cominciato ad adoperarsi per frenare l'iter per fare in modo che tutto fosse spostato a gennaio.

Il risultato è che adesso sono tutti scontenti e nessuno è vincitore, un risultato che nessuno aveva immaginato prima e che pone adesso l'iter della norma verso un mare aperto del tutto sconosciuto. Anche se sono in molti a scommettere che il tutto verrà rimandato al nuovo Parlamento e che l'iter verrà ridiscusso.