direttiva copyright

Nel tortuoso cammino che ha portato all'approvazione della controversa direttiva per la riforma europea del copyright avvenuta nelle scorse ore non è mancato un inciampo finale che potrebbe aver viziato l'esito della votazione in un modo che suonerà beffardo per tutti coloro che hanno tentato di opporsi alla riforma. Secondo i registri di voto ufficiali del Parlamento sembra infatti che tredici eurodeputati abbiano sbagliato a esprimersi su una questione particolarmente delicata: la proposta di votare singolarmente l'approvazione degli articoli più controversi di tutti — il 15 e il 17 — ed eventualmente cancellarli dal testo della direttiva.

Dei due articoli in questione abbiamo già detto tutto: si tratta degli ex articoli 11 e 13, chiamati non del tutto propriamente link tax e upload filter e che prevedono rispettivamente il pagamento di accordi di licenza con gli editori per la pubblicazione di stralci di notizie su motori di ricerca e aggregatori, e la responsabilità per le piattaforme di condivisione online delle violazioni di copyright all'interno dei contenuti caricati online dagli utenti.

La possibilità di eliminare i riferimenti a questi due articoli dal resto della direttiva invece è durata il tempo di pochi minuti: paventata in fase di votazione, è stata negata dai parlamentari con una votazione che ha visto prevalere l'integrità del testo per soli cinque voti. È su questa questione che i tredici eurodeputati risultano aver espresso in modo erroneo la propria preferenza: di questi, due intendevano conservare il testo così com'era ma hanno votato per sbaglio a favore della proposta, uno avrebbe semplicemente voluto astenersi, mentre dieci intendevano tornare ad analizzare il testo ma sono stati decisivi nel bloccare l'iniziativa.

Se le cose fossero andate come inteso dai parlamentari, la votazione in questione avrebbe infatti visto la proposta di analisi degli emendamenti passare con otto voti di scarto, e l'inclusione degli articoli 15 e 17 nel testo della direttiva sarebbe dunque stata presa in considerazione separatamente rispetto all'approvazione del resto della normativa. Questo ovviamente non significa che link tax e upload filter sarebbero stati automaticamente bocciati — anzi — ma la prospettiva non ha mancato di far infuriare gli oppositori alla norma, che sui social network stanno tentando di far sentire la propria voce. Tutto inutile: nonostante il registro ufficiale permetta la correzione dei voti effettuati, quest'ultimo non ha alcun valore ai sensi dell'esito finale della votazione.