direttiva copyright 2019

Una delle voci che negli ultimi mesi si è distinta nella lotta contro l'approvazione della direttiva per la riforma europea del copyright è senza dubbio quella di Wikipedia. Nell'ultimo anno l'enciclopedia libera ha oscurato più volte le proprie pagine in segno di protesta contro il provvedimento, dando luogo a dei veri e propri scioperi digitali mirati che per via della popolarità del portale non hanno mai mancato di far discutere. L'ultimo, infruttuoso ammutinamento ha avuto luogo proprio nelle scorse ore anche in Italia, motivo per cui Fanpage.it ha raggiunto Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia, per un commento sulla vicenda.

"In realtà ci aspettavamo questo risultato, anche se cosa succederà di preciso non possiamo saperlo fino a che la direttiva non sarà recepita da parte delle varie legislature nazionali. Probabilmente a quel punto il nostro lavoro diventerà molto più complicato, ma speriamo di riuscire comunque a sopravvivere e per diffondere cultura libera a tutti".

Uno dei problemi che impedisce di percepire la portata della direttiva approvata in queste ore è proprio il fatto che a tutti i Paesi membri dell'Unione verrà lasciato un certo grado di libertà nel trasformare in legge il testo appena approvato. Il rischio — lamentano i critici — è che questo spazio di manovra possa dare luogo a numerose interpretazioni della direttiva difficili da rispettare per chi opera online. Wikipedia d'altro canto riferisce di non avere in programma ulteriori forme di protesta. "Non avrebbe un grande senso", commenta Codogno: "abbiamo cercato di sensibilizzare l'opinione pubblica fino a che abbiamo potuto, ma adesso la direttiva c'è".

Su chi esca vittorioso dalla votazione di oggi il portavoce di Wikimedia ha qualche dubbio, mentre ha le idee più chiare sugli sconfitti: "Chi perde sono sicuramente i soggetti piccoli e medi, nel senso che probabilmente i grandi nomi come Google e Facebook troveranno dei sistemi per sopravvivere e non perderci più di tanto. Gli editori e i grandi media pensano di averci guadagnato qualcosa ma non è detto che sia così; agli autori andrà ben poco, come sempre".