"Il futuro inizia ora". È la chiusa, leggermente sopra le righe, di uno degli ultimi interventi a mezzo social del vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio, nel quale quest'ultimo annuncia con l'entusiasmo che l'Italia è entrata finalmente a far parte della Blockchain Partnership europea, un'iniziativa per il supporto e lo sviluppo della tecnologia blockchain a livello industriale, commerciale e istituzionale alla quale però l'Italia, finora, non aveva ancora aderito. Ma cos'è e di cosa si occupa nello specifico questo programma e quali benefici porterà all'Italia?

La Blockchain Partnership europea è un'iniziativa nata nell'aprile 2018 (il governo Conte era ancora in fasce) da ventuno stati membri più la Norvegia, ai quali se ne sono successivamente aggiunti altri quattro (più l'Italia, in queste ore). Il suo scopo principale è quello di rendere la vita semplice alle aziende e alle startup europee che vogliono operare in ambito blockchain su tutto il continente, permettendo loro di offrire i propri servizi anche oltre i confini del proprio paese di appartenenza.

A cosa serve la tecnologia blockchain

La tecnologia blockchain infatti non si lega solamente a criptovalute come i Bitcoin o a servizi di natura finanziaria. In generale, si stratta di un metodo di conservazione dei dati trasparente e sicuro, perché non appartiene a nessuno ma è distribuito equamente su tutta la rete che ne usufruisce. Ogni aggiunta fatta a questo archivio digitale, distribuito e aperto è permanente, e dunque tracciabile. Questo rende la tecnologia perfetta per tutti gli ambiti in cui trasparenza e tracciabilità delle informazioni custodite sono fondamentali; la blockchain può ad esempio essere sfruttata per tracciare il percorso dei cibi in vendita in negozi e supermercati, per formulare contratti smart sicuri e trasparenti, affittare energia elettrica e molto altro. Per questo è importante che i paesi dell'Unione e le loro realtà più innovative puntino su questa tecnologia come una squadra unita.

Tutti per uno, uno per tutti

Il programma infatti mira anche a questo: stabilirà linee guida precise affinché aziende e startup possano operare tutte nel rispetto delle leggi europee ed eventualmente collaborare o competere come in un solo grande paese. Un ambiente del genere dovrebbe impedire che in ogni singolo stato membro si sviluppino parallelamente prodotti e servizi fotocopia, con il rischio che nessuno di questi possa acquisire una rilevanza immediatamente fuori dai propri modesti confini nazionali. L'obbiettivo finale dell'iniziativa è ancora più ambizioso: dare vita a un tessuto di norme e pratiche che aiutino le istituzioni dell'intera Unione a migrare verso questo tipo di tecnologia, adottandola come sistema nervoso unitario e rendendola essa stessa motore di innovazione per le proprie aziende. Nelle parole del Commissario per l'Economia e la Società Digitale Mariya Gabriel:

In futuro tutti i servizi pubblici si appoggeranno su tecnologia blockchain. Si tratta di una opportunità immensa che l'Europa e i suoi Stati Membri hanno per ripensare i propri sistemi informatici e la protezione dei dati personali, per facilitare la creazione di nuove opportunità di lavoro e stabilire nuove aree di leadership che rechino beneficio a cittadini, servizi pubblici e aziende.