In questi giorni sono a rischio i destini di un portale e di una comunità storici nel mondo di Internet italiano e non solo: si tratta delle realtà che fanno capo a TNT Village, piattaforma dedita allo scambio etico ed equo di contenuti digitali, che in questi giorni vede il suo fondatore — il sessantasettenne radicale Luigi Di Liberto — sotto processo per diffusione illegale di contenuti protetti da diritto d'autore. Nato nel 2004 come forum online, da allora TNT Village ha contribuito a diffondere cultura online in tutte le sue forme: dai film ai libri, passando per serie TV e musica, il portale ha reso disponibili gratuitamente più di 180.000 opere per oltre un milione di iscritti, il tutto senza scopo di lucro. I server di TNT Village ospitano analisi e discussioni sul materiale messo in condivisione dagli utenti del portale, oltre ovviamente agli immateriali file .torrent che permettono ai computer degli utenti di entrare in contatto diretto tra loro per rendere possibile lo scambio delle opere in formato digitale.

L'etica di TNT Village

Non è difficile immaginare come mai l'organizzazione non sia ben vista nel mondo degli editori, che da anni sono tra gli avversari più agguerriti di Di Liberto e del suo portale. Gli interessi di questi due mondi sono apparentemente conflittuali, ma mentre chi rappresenta i legali detentori dei diritti delle opere ospitate spinge per sopprimere la visione di TNT Village, il suo fondatore lotta semplicemente per la "diffusione della conoscenza", e per questo resta alla ricerca di un compromesso con gli avversari riconoscendone le ragioni. In effetti sono molteplici le differenze che TNT Village può vantare rispetto ad realtà basate sulla diffusione e lo scambio indiscriminato di opere protette da copyright. Il fondatore e i gestori del sito innanzitutto non guadagnano da questa attività, ma reinvestono le donazioni che ricevono per mantenere l'infrastruttura funzionante. La comunità inoltre segue regole ferree e ben precise per quel che riguarda il materiale condivisibile, attendendo ad esempio almeno 12 mesi dalla pubblicazione su supporto fisico di un'opera prima di renderla disponibile agli altri membri, di modo che gli autori possano vedersi riconosciuto un certo guadagno dalle proprie opere.

Difficilmente l'altra parte in causa accetterà di buon grado un'impostazione del genere proveniente dal basso, motivo per cui — negli stessi giorni nei quali è sottoposto a un processo nel quale rischia quattro anni di carcere — Di Liberto ha deciso di portare la sua battaglia nel Parlamento Europeo, dove si è recentemente candidato come deputato nelle liste del Partito Pirata italiano, per la prima volta presenrte alle elezioni relative all'organo comunitario.