Uno degli aspetti fondamentali nel combattere le infezioni dovute al coronavirus è identificare al più presto l'insorgere della malattia per contrastare eventuali sintomi gravi. Purtroppo le capacità di diagnosticare correttamente e tempestivamente Covid-19 si stanno riducendo con il saturarsi del sistema di analisi dei tamponi, ma negli Stati Uniti si sta lavorando a un sistema che promette di saper rilevare la presenza della malattia prima dell'insorgere dei sintomi più gravi, utilizzando i pochi e tutto sommato approssimativi sensori a bordo dei comuni smartwatch e fitness tracker.

Lo studio sui wearable

È il risultato di uno studio lanciato ormai a fine marzo dallo Scripps Research Translational Institute al quale — alla data del 7 giugno — avevano già partecipato 30.529 persone da tutti gli Stati Uniti. Tutti i partecipanti erano dotati di un comune dispositivo wearable e di uno smartphone con installata un'app appositamente relizzata dai ricercatori. Tramite il software, per mesi i partecipanti al progetto hanno trasmesso al team di scienziati i propri dati relativi a battito cardiaco e ore di sonno, tenendo contemporaneamente un diario relativo a eventuali sintomi riconducibili a Covid-19, nel caso in cui se ne fossero presentati.

I risultati sulle diagnosi

È successo a 3.811 partecipanti, 54 dei quali hanno poi ricevuto una effettiva diagnosi di Covid-19. Con queste informazioni a disposizione, i ricercatori sono riusciti a isolare con un promettente grado di precisione quali sono i gruppi di segnali rilevati dai sensori che possono ricondurre a un probabile esordio della malattia. Negli stadi avanzati della ricerca, utilizzando le informazioni di smartwatch e fitness tracker è stato possibile prevedere, con una precisione dell'80 percento, se i partecipanti che riferivano di potenziali prodromi fossero effettivamente affetti da una forma di Covid-19 nelle sue fasi iniziali.

Il potenziale impatto sui focolai

Il sistema va ovviamente migliorato, motivo per cui gli scienziati stanno cercando nuovi partecipanti per i test sul territorio USA. La soluzione resta però promettente perché potrebbe essere utilizzata non solo per aiutare i singoli cittadini a ottenere diagnosi tempestive ed eventualmete autoisolarsi. Come fanno notare i ricercatori infatti, circa 100 milioni di persone nei soli Stati Uniti indossano quotidianamente uno smartwatch o un fitness tracker con sensori in grado di rilevare battito cardiaco e fasi del sonno. Se soltanto l'1 percento di questo bacino d'utenza mettesse a disposizione i propri dati — in forma anonima ma approssimativamente geolocalizzata — potrebbe essere possibile rilevare in tempo reale l'emergere di nuovi focolai sul territorio, basandosi sul fatto che più persone nella stessa area stanno inviando nel medesimo periodo dei dati compatibili con l'insorgere della malattia.