L'ossessione di Pechino per l'influenza straniera e le connessioni nella sua regione occidentale dello Xinjiang (dove almeno un milione di persone sono detenute nei campi di concentramento) è stata esposta in alcuni documenti ottenuti dall'International Consortium of Investigative Journalism, alcuni file nei quali oltre agli ordini classificati per rintracciare e trattenere migliaia di persone con doppia nazionalità, che hanno trascorso del tempo all'estero o che hanno legami personali al di fuori del Paese, sono presenti quattro "bollettini" nei quali, in sostanza, si ha conferma della potente Dragnet cinese, nella quale vengono utilizzati sistemi di sorveglianza ad alta tecnologia.

Cos'è una Dragnet (e come la usano i cinesi)

Per Dragnet, si intende un metodo utilizzato dagli organi di polizia per rintracciare i sospetti criminali. È uno strumento di indagine che negli ultimi anni, grazie alle nuove tecnologie, si è evoluto tantissimo, che fa uso di diversi impianti di sorveglianza dotati di riconoscimento biometrico e che in Cina è gestito dalla Integrated Joint Operations Platform (IJOP), un organo governativo che combina i dati raccolti dal monitoraggio online automatizzato, con le informazioni raccolte personalmente dai funzionari e inserite manualmente nel database tramite un'applicazione.

Dall'altezza esatta di una persona a quanta elettricità utilizza, dal colore della sua auto alle socializzazioni che i cittadini hanno con i propri vicini, questo complesso (e diabolico) sistema cinese cataloga qualsiasi dettaglio relativo ad una persona e addirittura tiene conto del modo in cui entra in casa, distinguendo gli ingressi dalla porta principale o dalla porta nel retro. In una sola settimana di giugno 2017, il IJOP ha segnalato 24.412 individui definiti "sospetti" in una sola parte dello Xinjiang meridionale: di questi, oltre 15.000 sono stati inviati nei campi di rieducazione e altri 706 sono stati incarcerati. Un tasso di detenzione che ha dell'assurdo e che, se messo in proporzione a tutta la regione, spiegherebbe come centinaia di migliaia di persone siano già state portati nei cosiddetti campi di rieducazione.

È un'analisi dei dati alla "Minority Report"

La Cina è in possesso di un'enorme capacità di monitorare le attività online dei suoi cittadini. Basti pensare che in un altro documento si legge che 1,8 milioni di utenti sono stati identificati analizzando l'utilizzo di un'applicazione per la condivisione dei file (chiamata Zapya) e che tutti i residenti nella regione hanno l'obbligo di installare sui propri smartphone un software di monitoraggio governativo.

"I cinesi hanno aderito ad un modello di sorveglianza basato sulla raccolta dei dati in larga scala, e che grazie all'intelligenza artificiale potrebbe essere in grado di prevedere in anticipo dove potrebbero verificarsi possibili incidenti" – ha commentato James Mulvenon, un esperto in verifica dei documenti del governo cinese e direttore dell'Integrazione dell'intelligence presso SOS International. – "Quindi, con questo sistema, gli organi di polizia rintracciano in maniera preventiva tutte le persone che utilizzano o scambiano dati sospetti, prima ancora che abbiano avuto la possibilità di commettere effettivamente il crimine".

Una sorta di sistema alla Minority Report, nato e costruito con lo scopo di "predire" i possibili crimini. Un sistema di massima sorveglianza orwelliana, pensato nei minimi particolari, possibile grazie a sistemi tecnologici super sofisticati che sfruttano sempre più l'intelligenza artificiale e che, secondo la denuncia, sono costruiti grazie al supporto di aziende cinesi come Huawei e utilizzando tecnologie statunitensi super sofisticate.