Di e-gate, tornelli elettronici dotati di riconoscimento facciale, si era già parlato in Italia quando nel 2014 ne fu messo in funzione uno nel terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino. Oltre all’analisi biometrica del volto e delle impronte digitali, effettuava una scansione del passaporto. Anche allora era implicata nella sperimentazione la Sita (Società internazionale di telecomunicazioni aeronautiche), col proposito già da allora di coinvolgere nel sistema anche i cellulari tramite apposite applicazioni. L’idea dell'allora presidente per l'Europa Dave Bakker – presentata già allora durante un summit ad Amsterdam – era quella di fornire soluzioni che potessero permettere ai viaggiatori di migliorare l’esperienza di viaggio mediante gli strumenti di Internet, dall’andata al ritorno. A distanza di quattro anni sono già diversi gli aeroporti in tutto il Mondo che sperimentano il riconoscimento facciale o lo hanno già operativo.

Come funziona il riconoscimento facciale?

Il riconoscimento biometrico è già il presente nei nostri cellulari, basti pensare alla possibilità di attivare i dispositivi mediante il riconoscimento delle impronte digitali adottata in molti smartphone. Microsoft invece è stata una delle prime, con il suo “Windows Hello”, a dotare gli utenti di Windows 10 della possibilità di accedere al proprio PC mediante la webcam e appositi software di riconoscimento facciale. Può sembrare incredibile ma non stiamo parlando di una nuova tecnologia – per quanto molto più prestante – bensì di qualcosa che era in sperimentazione fin dagli anni ’60. Ad oggi si conoscono due tecniche per utilizzare il riconoscimento facciale: misurare la distanza delle pupille e altri parametri facciali, come naso e labbra; oppure fare uso del “machine lerning”, insegnando ad una intelligenza artificiale a riconoscere i volti confrontando i vari soggetti attraverso tutte le loro foto. Questi software dopo una fase di “rilevamento” tramite sensori di prossimità di una videocamera, passano a quella di “allineamento” dove il volto viene misurato alla luce della sua distanza ed inclinazione rispetto all’obiettivo, calcolandone così le effettive dimensioni. A questo punto l’immagine del volto viene processata estrapolandone i dati biometrici, questi poi vengono tradotti da appositi algoritmi, i dati ottenuti vengono confrontati con quelli presenti in un apposito database, per poi arrivare all’identificazione del soggetto.

Pro e contro dell’identificazione facciale

Il problema è tutto nella gestione dei nostri dati personali, necessitando l’accesso a dei database che conservano informazioni sensibili sulla nostra persona, l’obiettivo infatti sarà quello di eliminare l’esibizione ed il controllo del passaporto, permettendo una notevole riduzione dei tempi, anche per quanto riguarda i passeggeri che giungono in ritardo al gate. Assieme a Site all’impresa si è unita anche Vision-Box. Stando alla società cinese Yitu pioniera nello sviluppo di tecnologie dotate di intelligenza artificiale, la sua piattaforma e-gate sarebbe già in grado di iriconoscere oltre 1,8 miliardi di volti nel giro di appena 3 secondi. Stando alle stime il margine d’errore di questo tipo di tecnologià sarebbe dell’1%. Sembra tanto ma se teniamo conto del fatto che nel 2018 si conteranno 4,3 miliardi di passeggeri, questo si tradurrebbe ancora in 4,3milioni di errori di identificazione, i quali genererebbero un nuovo tipo di ritardi, senza contare che non si conoscono ancora soluzioni per distinguere le identità dei gemelli omozigoti. Tutto un altro discorso occorre farlo riguardo i già citati database. In diversi aeroporti americani gli e-gate potranno funzionare solo per i cittadini americani iscritti ad un apposito programma, ad eccezione di quello di Orlando in Florida che a quanto pare avrà accesso anche ai dati degli stranieri, compresi gli italiani. Nel Regno Unito (Londra Heathrow, Gatwick, Stansted, Luton e Manchester) potranno usufruire del servizio solo i passeggeri iscritti al Registered Traveler Service.

Un team internazionale tra Europa e Stati Uniti

Ciò che preoccupa alcuni  è l'eventualità che un giorno non molto lontano per poter prendere l’aereo potremmo essere incentivati a regalare i nostri dati personali a compagnie private, per avere un imbarco più comodo e veloce. Del resto è quel che facciamo già – spesso inconsapevolmente – per usufruire di determinati servizi in Rete. In Italia lo scorso anno sono 3 milioni i turisti che hanno beneficiato di questa tecnologia, con un incremento del 30% nei primi quattro mesi del 2018. Il progetto è stato reso possibile grazie ad una copperazione internazionale tra Aeroporti di Roma, Polizia di Stato e l’Ambasciata degli USA in Italia; il tutto coordinato da ENAC e Ministero degli Esteri, con la possibilità di rendere i varchi elettronici accessibili ai cittadini europei maggiori di 14 anni.