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Finora non risultano reali azioni di spionaggio effettuati mediante le funzioni implementate nelle batterie di nuova generazione dei cellulari, ma stando ad una simulazione effettuata dai ricercatori dell’Università del Texas, della Hebrew University e dell'Istituto israeliano di tecnologia, questo potrebbe essere presto possibile; magari qualcuno lo sta già facendo. Ma come sarebbe possibile spiare le persone mediante delle mere batterie?

Batterie sempre più intelligenti

Stavolta non parliamo delle tesi infondate in base alle quali sarebbe possibile spiare gli utenti mediante misteriosi “chip” nascosti nelle batterie dei nostri cellulari. Ma la presenza nelle batterie della possibilità di spiare – anche con dispositivo spento – in verità non è mai stata un mistero, infatti la semplice capacità di alimentare i dispositivi può essere sfruttata per ascoltarci a nostra insaputa. Un tempo circolava il falso mito in base al quale bisognava rimuoverla dal cellulare, per essere sicuri di non venire spiati. Mito sfatato da diversi anni, infatti i cellulari possono contenere anche una seconda batteria più piccola della principale, preposta a dare il cosiddetto “clock” (segnale elettrico che funge da “direttore d’orchestra” per sincronizzare i vari componenti digitali, generalmente possono sfruttare un oscillatore al quarzo); certo non sarebbe sufficiente a trasmettere un segnale potente e di lunga durata, ma avrebbe abbastanza potenza da alimentare altri circuiti del dispositivo, il tempo giusto per carpire informazioni utili da una certa distanza, non solo audio. Questa possibilità è stata confermata anche da Edward Snowden da parte della NSA (il servizio di intelligence americano preposto allo spionaggio informatico).

Nuove tipologie di attacco informatico

Le batterie principali di nuova generazione possono fare molto di più, avendo incorporate risorse “intelligenti” in grado di monitorare il consumo delle varie app e le funzionalità di gestione del dispositivo, per esempio nella modalità “risparmio energetico”. Tutte queste funzioni potrebbero essere usate anche dai pirati informatici per spiarci più agevolmente, carpendo anche le nostre password. Intanto è stato pubblicato il rapporto della Clusit (Associazione italiana per la sicurezza informatica) per il 2018, riguardante gli attacchi informatici registrati nell’anno precedente – con proiezioni anche per quello corrente – dove si evince l’affermarsi di sempre nuovi metodi di attacco informatico, con danni quantificabili in 500 miliardi di dollari; solo in Italia si parla di 10miliardi. La nuova tipologia che preoccupa maggiormente è sicuramente l'information warfare, rientrando nell’elenco degli attacchi critici, mettendo in gioco aziende, dati personali e interi capitali.