Anche l'Italia sta per dotarsi di una infrastruttura per la sicurezza digitale a difesa degli interessi strategici del Paese – una sorta di fortezza virtuale che proteggerà le aziende e gli enti cruciali per la sicurezza nazionale italiana, nonché i segreti che custodiscono. Il progetto è noto da tempo ma la legge all'interno della quale sarà attuato è stata approvata solamente il mese scorso, e a raccontarne alcuni dettagli è stato in questi giorni uno dei suoi responsabili, il vicedirettore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza Roberto Baldoni.

In gergo tecnico quello promosso dal decreto-legge 105/2019 si chiama perimetro di sicurezza cibernetica, ma all'atto pratico si tratta di un insieme di procedure e pratiche di sicurezza alle quali dovranno attenersi amministrazioni pubbliche, enti e operatori nazionali per blindare le proprie operazioni e metterle al riparo da attacchi hacker e fughe di dati in modo più efficiente di quanto non avvenga con qualunque altro sistema informatico.

Baldoni ne ha parlato in occasione del forum New Space Economy, durante il quale ha confermato che entro quattro mesi sarà pronta una lista degli enti inclusi nel perimetro, mentre l'entrata in funzione del sistema di sicurezza rinforzata è prevista tra dieci mesi: "Ne faranno parte piccole, medie e grandi aziende che svolgono funzioni essenziali o strategiche, infrastrutture, agenzie governative, ma anche applicazioni e banche dati. Tutto quel che se manomesso metterebbe a rischio la sicurezza nazionale. Dovranno avere uno standard molto elevato di difesa e saranno seguite dal Dis".

A La Repubblica, Baldoni ha ribadito un altro aspetto già evidenziato all'interno del decreto-legge, ovvero che il sistema non rappresenterà uno scudo globale contro la totalità delle minacce informatiche provenienti dall'estero nei confronti del nostro Paese. Il perimetro, anzi, è progettato esclusivamente per gestire l'aspetto tecnico delle intrusioni informatiche, come attacchi hacker e violazioni. Non saranno coperte dunque operazioni di interferenza a mezzo social come quelle che hanno influenzato l'esito delle consultazioni democratiche in diversi Paesi con la diffusione di fake news e campagne d'odio, la cui gestione spetta "ad altre realtà all'interno dello Stato".