Un giorno gli altoparlanti intelligenti potrebbero essere in grado non solo di facilitare la vita tra le mura di casa, ma anche di salvare i proprietari da eventi gravi come un arresto cardiaco. Uno dei sintomi di questi eventi spesso letali è il cosiddetto respiro agonico – un movimento involontario dei muscoli dediti alla respirazione che si verifica quando i livelli di ossigeno nel sangue sono molto bassi (in questo caso proprio in conseguenza della cessazione dell'attività del cuore). Questa condizione produce un suono molto caratteristico, che alcuni ricercatori hanno ritenuto essere sufficientemente unico da rappresentare un segnale di allarme adatto per dispositivi come smart speaker e smartphone, che potrebbero così chiamare i soccorsi tempestivamente al posto del proprietario.

I microfoni di questi gadget sono stati dunque addestrati a riconoscere questa tipologia di suono, isolandola da eventuali altri rumori di fondo e distinguendola da un respiro normale, per arrivare a capire che qualcuno nelle vicinanze sta avendo un arresto cardiaco ed eventualmente intervenire con una chiamata di emergenza anche senza bisogno di essere istruiti a farlo da un comando vocale. L'algoritmo si è mostrato decisamente promettente: dopo la fase di addestramento è stato messo alla prova con l'analisi di 200.000 clip audio, rispondendo con successo nel 97% dei casi in cui il dispositivo di ricezione era posizionato a meno di sei metri di distanza, e con un tasso di allarmi ingiustificati di appena lo 0,2%.

Purtroppo i ricercatori sono arrivati soltanto all'ideazione dell'algoritmo, mentre la sua integrazione all'interno di questi dispositivi pone ancora non pochi problemi. Intanto il tasso di falsi positivi va ridotto ulteriormente, per evitare che questi sistemi facciano partire chiamate inutili ai servizi di emergenza. Soprattutto però per essere efficace l'algoritmo di rilevazione dovrebbe lavorare costantemente, e dunque non può fare affidamento sul cloud né essere implementato sotto forma app aggiuntiva; andrebbe invece caricato direttamente nella memoria di questi dispositivi, insieme al codice sorgente che mantiene gli assistenti vocali in ascolto delle parole di attivazione. La soluzione salvaguarderebbe la privacy degli utenti (dato che le clip audio analizzate non finirebbero online) ma richiede che siano i produttori degli altoparlanti a decidere di far posto a questo sistema in futuro, il che non è detto avverrà presto.