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19 Novembre 2020
15:56

Covid-19 ci ha resi insonni? Esplodono le ricerche Google per il disturbo

Uno studio pubblicato sul Journal of Sleep Medicine ha preso in analisi le ricerche effettuate su Google tra gennaio del 2004 e maggio del 2020, evidenziando come quest’anno la chiave Insonnia sia stata protagonista di un picco in corrispondenza della comparsa di Covid-19, e in particolare dei mesi del lockdown.
A cura di Lorenzo Longhitano
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La pandemia di coronavirus sta avendo effetti negativi anche sulla salute di chi non viene contagiato: l'ansia per una condizione di perpetua allerta, unita alle misure restrittive imposte dai governi per impedire la diffusione della malattia, deteriorano in maniera lenta ma progressiva le condizioni di milioni di persone. Ora tra i disagi da mettere indirettamente in conto alla pandemia è sempre più probabile ci sia anche l'insonnia: secondo una analisi effettuata su miliardi di ricerche Google, le misure restrittive seguite alla comparsa di Covid-19 potrebbero aver causato disturbi del sonno di misura variabile in persone sane che fino a prima della pandemia dormivano senza problemi.

Lo studio è stato pubblicato a fine settembre sul Journal of Sleep Medicine, e prende in considerazione i dati anonimi delle ricerche web effettuate sul motore di ricerca Google tra gennaio del 2004 e maggio del 2020: 16 anni di attività attraverso la quale i ricercatori hanno osservato, proprio negli ultimi mesi in esame, un picco anomalo nella ricerca del termine Insonnia. L'aumento riguarda sia le tendenze mondiali che quelle relative agli Stati Uniti, dove lo studio si è originato: nel Paese nordamericano, nei primi 5 mesi dell'anno le ricerche relative all'insonnia sono aumentate del 58 percento rispetto allo stesso periodo dei precedenti tre anni. All'interno delle singole giornate, le richieste al motore di ricerca si sono concentrate in particolar modo proprio nelle ore notturne, tra mezzanotte e le 5 del mattino, presumibilmente effettuate da persone affette dal disturbo proprio nel momento in cui ne cercavano descrizione e rimedi online.

E se è vero che il perido di 5 mesi ha fatto registrare nel suo complesso un aumento nelle ricerche del termine Insonnia rispetto agli anni scorsi, lo studio effettua comunque una distinzione ulteriore: da gennaio a marzo questa chiave è stata in realtà meno ricercata, mentre la sua popolarità è aumentata improvvisamente tra aprile e maggio. Si tratta dei mesi in cui il coronavirus era già diffuso in parecchi Paesi e i governi hanno iniziato ad attuare politiche di contenimento del contagio che prevedevano restrizioni nelle libertà di movimento — i cosiddetti lockdown.

Lo studio in sé va trattato con cautela: finanziato in parte dall'associazione dei professionisti che negli Stati Uniti si occupa di medicina del sonno, evidenzia semplici correlazioni tra l'impatto di Covid-19 sul pianeta e le ricerche Google relative a un disturbo il cui trattamento pertinenza ai membri dell'associazione stessa. Le conclusioni raggiunte confermano però quanto emerso da altre rilevazioni effettuate nei mesi scorsi con strumenti differenti, anche sul territorio italiano.

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