In mezzo a tante aziende e persone che in mezzo alla pandemia hanno rispettivamente chiuso i battenti o perso il lavoro, c'è una categoria di soggetti che invece ha prosperato: si tratta dei colossi dell'informatica che si occupano di software e di piattaforme online, come Amazon, Facebook e Google. A ribadirlo da queste ultime ore c'è una ricerca dell'Area Studi di Mediobanca, secondo la quale i 25 più grandi gruppi del settore a livello mondiale hanno visto crescere il loro valore in borsa di più del 30 percento nei primi mesi di un 2020 che per tutti gli altri è stato sinonimo di coronavirus e ristrettezze economiche.

Nella prima metà del 2020 Amazon in particolare è passata dal guadagnare 109 miliardi di euro a incassarne ben 146, ma quasi tutte le altre aziende hanno fatto registrare profitti in aumento. Dopo aver già sfondato il tetto dei mille miliardi l'anno scorso, il fatturato delle maggiori aziende del settore è cresciuto quest'anno in media del 17 percento, anche se nel computo sono state incluse anche le aziende che, occupandosi di settori colpiti pesantemente dalla pandemia (come viaggi e spostamenti), abbassano il valore.

A spingere sempre più in alto queste aziende non c'è stato solamente il coronavirus che ha favorito le attività digitali e online, ma anche un regime di tassazione che a livello globale consente a questi soggetti risparmi enormi in termini di imposte. Secondo Mediobanca circa metà degli utili di queste aziende è tassato in Paesi a fiscalità agevolata — una strategia che ha permesso loro di risparmiare oltre 46 miliardi di euro nel periodo 2015-2019. A distinguersi in questo campo poco lusinghiero sono state Microsoft, Alphabet e Facebook, per aver risparmiato nel medesimo periodo 14,2, 11,6, 7,5 miliardi di euro.

La denuncia contro alcuni di questi gruppi era arrivata poche settimane fa anche dall'UE. Secondo il commissario per l'economia Paolo Gentiloni, la crisi di questi mesi ha premiato queste aziende sul piano economico: difficile — ha continuato Gentiloni "accettere l'idea che questi soggetti non paghino un quantitativo di tasse equo in Europa".