Facebook ormai da tempo è diventato un luogo di condivisione e commento delle notizie del giorno: troppo spesso le conversazioni sul social che gravitano attorno ai temi più divisivi si rivelano sterili se non dannose per il dibattito, ma è innegabile che molti utilizzino la piattaforma di Zuckerberg per informarsi su quel che accade nel mondo. A volte però può capitare di imbattersi in articoli vecchi di mesi o addirittura di anni, ripubblicati da utenti che li hanno appena scoperti e presi per notizie dai loro follower. Per ovviare al problema Facebook ha attivato una nuova funzionalità all'interno del social che avviserà per tempo chi sta per pubblicare una vecchia notizia, chiedendogli se intenda davvero procedere con la sua condivisione o se, alla luce della nuova informazione, non preferisca piuttosto evitare.

La novità è in fase di rilascio in tutto il mondo, interverrà automaticamente su tutti gli articoli più vecchi di 90 giorni e si manifesterà agli utenti sotto forma di finestra di dialogo, che apparirà dopo aver tentato di pubblicare sulla propria bacheca o su una pagina altrui il link alla notizia obsoleta. Il messaggio di avviso riferirà semplicemente che l'articolo è vecchio di mesi oppure di anni; per sapere con precisione l'età del contenuto farà fede la data di pubblicazione online della pagina che lo ospita. A quel punto la decisione spetta comunque all'utente: da una parte infatti alcune notizie dopo pochi giorni o settimane perdono il loro valore informativo o si trasformano addirittura in dannose fake news (ad esempio dopo smentite ufficiali da parte delle parti in causa); in altri casi però un contenuto non necessariamente legato ai fatti del giorno può rimanere degno di condivisione anche a mesi di distanza.

Questi mesi di lotta al coronavirus del resto sono un esempio lampante dell'utilità che può avere una funzione simile: le informazioni sul virus oggi in possesso della comunità scientifica sono più numerose e accurate rispetto a pochi mesi fa, e condividere consigli e approfondimenti che risalgono a marzo confondendoli per novità può essere pericoloso. La misura insomma non stravolge l'utilizzo di Facebook né lo renderà improvvisamente un ambiente di confronto ideale, ma in epoca di infodemia può sicuramente aiutare.