Gli evasori fiscali devono iniziare a guardarsi le spalle sui social network: succede in Francia, dove con l'entrata in vigore della legge finanziaria 2020 l'Agenzia delle Entrate locale avrà la possibilità di utilizzare le informazioni raccolte da Facebook e da altre fonti online per valutare la posizione fiscale dei contribuenti e comparare quanto scoperto alle dichiarazioni dei redditi per individuare eventuali discrepanze. Appropriatamente, l'annuncio è arrivato a mezzo Twitter dal ministro dei Conti pubblici Gérald Darmanin, definendo il provvedimento come una sperimentazione, e affermando come sia già stato giudicato in conformità con la Costituzione francese.

In Italia succede già dal 2016

A partire da quest'anno dunque i contribuenti francesi che decidono di evadere le tasse avranno addosso gli occhi della Legge anche sui social, ma in Italia già succede lo stesso da diversi anni. Era il 2016 infatti quando l'Agenzia delle entrate pubblicò una nota nella quale annunciava che "alle notizie ritraibili dalle banche dati" per scovare gli evasori "si aggiungono quelle che pervengono da altre fonti, ivi incluse fonti aperte". L'annuncio fece notizia proprio perché al dominio delle "fonti aperte" sono ascrivibili social network come Facebook, Instagram e Twitter, dove è lo stesso contribuente a fornire informazioni utili a segnalarsi come potenziale evasore.

I social sono una piazza aperta

Su cosa possa spingere un evasore a fornire pubblicamente prove schiaccianti di colpevolezza contro se stesso la spiegazione è semplice: la volontà di proiettare un'immagine di sé caratterizzata da successo e benessere è da sempre una caratteristica di una buona fetta degli utenti dei social network più frequentati; questa tendenza contribuisce a stanare chi ama esibire il proprio benessere ma al fisco dichiara guadagni irrisori. Da noi è già successo più volte: è il caso del maniscalco di Brescia che mostrava su Facebook un tenore di vita ben più alto rispetto ai guadagni dichiarati, o ancora dell'imprenditore condannato dal Tribunale di Pesaro a pagare l'assegno divorzile alla moglie per via di foto su Facebook che lo mostravano in vacanza in hotel a Madonna di Campiglio e alla guida di auto di lusso.

La Cassazione del resto ha definito Facebook come un luogo aperto al pubblico, rendendo le immagini pubblicate sul social oggetto di potenziali approfondimenti del Fisco. Una foto di una vacanza a cinque stelle insomma non costituisce di per sé prova sufficiente a stabilire un'eventuale posizione di evasione fiscale, ma un indizio che insieme ad altri elementi può far scattare controlli incrociati sul cittadino collegato al profilo social.