Gli aggiornamenti e le immancabili polemiche che hanno riguardato l'app Immuni si sono susseguiti copiosi nelle settimane che hanno preceduto il lancio avvenuto alla fine del mese, ma la vera prova per il software voluto dal governo per tracciare i contatti dei nuovi positivi a Covid-19 e bloccare tempestivamente i nuovi focolai di contagio inizia solo oggi. A partire da lunedì 15 giugno l'infrastruttura che sorregge il sistema Immuni è infatti attiva in tutta Italia: da queste ore chiunque sia in possesso dell'app (scaricabile su smartphone Android e iOS) verrà avvisato dei potenziali nuovi contatti avuti con i nuovi soggetti dichiarati positivi — su tutto il territorio nazionale.

A cosa è servito scaricarla in anticipo

Fatta eccezione per gli abitanti delle 4 regioni aderenti alla sperimentazione (Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia), coloro che avevano già scaricato Immuni giorni fa hanno avuto a disposizione fino a ora un'app priva delle proprie funzionalità più utili: ottenerla in anticipo da Play Store e App Store è servito a questi utenti a configurarla in tempo per questo giorno, e ad assicurare al governo che un buon numero di cittadini si presentasse già pronto ai nastri di partenza per contribuire al tracciamento dei contatti.

Il punto debole di Immuni

L'efficacia dell'app Immuni infatti — è stato ribadito da tutti i responsabili del progetto nel corso delle settimane — aumenta all'aumentare del numero di persone che ha installato l'app; da questo punto di vista però fino a oggi in realtà Immuni ha fatto registrare risultati buoni, ma non entusiasmanti. Scaricata da più di 2,2 milioni di persone, l'app è ancora lontana dal traguardo ideale di 36 milioni, ma anche da qualunque altra ipotetica soglia che possa rendere possibile l'opera di tracciamento dei contatti dei nuovi positivi.

La campagna di comunicazione

È per questo che settimana scorsa il commissario straordinario all'emergenza Covid-19 Domenico Arcuri aveva anticipato l'avvio di una "massiccia campagna di comunicazione" sull'app, partita poi pochi giorni più tardi sotto forma di spot televisivo in onda sulle reti Rai. Lo spot è breve ed efficace nel comunicare il funzionamento di Immuni e soprattutto la necessità che questa venga scaricata e utilizzata il più possibile, ma sorvola su alcuni aspetti che potrebbero costare l'adesione all'iniziativa di un buon numero di utenti.

I dubbi dei cittadini

Nei giorni posteriori all'arrivo di Immuni due categorie di persone hanno deciso deliberatamente di non scaricarla: coloro che non si fidano del rispetto della privacy da parte dell'app e chi ritiene che la minaccia coronavirus sia ormai acqua passata e dunque che il software sia inutile. In realtà, nonostante i casi di Covid-19 stiano diminuendo costantemente, il coronavirus rappresenta ancora una minaccia estremamente grave e concreta, mentre lato privacy il garante competente ha dato il suo semaforo verde al download di Immuni: entrambi questi aspetti andrebbero però approfonditi nelle comunicazioni ufficiali del governo, se non altro per neutralizzare la cattiva pubblicità che i più critici stanno facendo dell'iniziativa.

I dubbi degli osservatori sul numero dei tamponi effettuati sul territorio e i tempi di attesa per ottenerli sono invece più legittimi: queste variabili sono fondamentali per calcolare l'efficacia dell'app e fino a pochi giorni fa minacciavano di rappresentare un significativo collo di bottiglia in questo senso. Se la situazione è migliorata e il sistema sanitario è in grado di reggere l'aumento della richiesta di tamponi che l'app inevitabilmente causerà, è importante farlo sapere. Nel frattempo, vale comunque la pena scaricare l'app a questo indirizzo: il download è gratuito, il sistema non raccoglie dati personali e l'impatto sulla batteria del telefono è impercettibile.