twitter shadow banning censura

L'ombra della Russia sui social network non tocca solo gli Stati Uniti ma, pare, anche l'Italia. È la scoperta del sito americano FiveThirtyEight, che ha individuato almeno 1.500 tweet pubblicati in favore di Lega e Movimento 5 Stelle ma riconducibili non ad account veritieri bensì a utenti legati alla stessa realtà russa che avrebbe interferito con l'opinione pubblica statunitense, l'Internet Research Agency. La cosiddetta "fabbrica dei troll" russa, con sede a San Pietroburgo, sarebbe la responsabile di una moltitudine di post riportanti notizie false, anche in Italia.

Per scoprirlo, il sito di statistica ha raccolto circa 3 milioni di tweet degli account legati all'IRA realizzando un database suddiviso per autori, testi, date di pubblicazione, follower e following. I messaggi raccolti vanno da febbraio 2012 a maggio 2018 e comprendono anche 1.500 tweet italiani. È da questo bacino che, per esempio, era nato il tweet del profilo "Noemi", con 50.000 seguaci, che riportava un ulteriore tweet dell'ex ministro del lavoro Giuliano Poletti dove si insultavano gli italiani. Il post, però, era falso e Poletti non aveva mai twittato un messaggio del genere. O il profilo "Carriethornthon", che ritwittava messaggi legati all’estrema destra, tra cui un post accusatorio verso l’ex ministro dell’Interno: "Minniti è un ex comunista, loro sono abili nel mascherare".

L'impostazione degli account italiani legati all'Internet Research Agency è simile a quella dei cugini americani: supporto alle politiche russe e a Putin, con forti critiche nei confronti degli Stati Uniti. Così si legge, per esempio, che "Putin è un grande statista e uomo di pace" oppure che "Gli USA sono dei guerrafondai". Molti di questi profili, come sottolinea Repubblica, interagivano spesso con gli account dei sostenitori di Lega e 5 Stelle e, sebbene non ci siano elementi in grado di dimostrare una ricerca esplicita di sostegno esterno da parte dei partiti italiani, il supporto verso le politiche populiste è chiaro. Certo il lavoro di controllo, vista anche la natura di questa campagna social, è tutt'altro che terminato.  "Riassemblare e organizzare questi tweet è una sorta di esercizio di sicurezza nazionale" ha spiegato FiveThirthyEight. In Italia esiste un sistema di controllo realizzato dalla Polizia Postale e il Viminale, ma che ad oggi ha individuato solo situazioni limitate.