26 Maggio 2011
13:10

David Einhorn tuona: “è ora che Steve Ballmer si faccia da parte”

David Einhorn chiede la sostituzione di Steve Ballmer, cos’ha che non va il CEO di Microsoft? Ecco la nostra risposta.
A cura di Anna Coluccino
steve-ballmer

Per chi non lo sapesse, David Einhorn è il presidente di Greenlight Capital nonché uno dei principali azionisti di Microsoft. Ed ecco perché, se lui chiama in azienda per dire che Ballmer ha fatto il suo tempo e non si fa problemi ad affermare -davanti ad una platea di investitori riuniti a New York- che con la sua leadership Microsoft non potrà mai competere con Apple e continuerà a perdere il suo tempo in acquisizioni e fusioni senza senso, allora Steve Ballmer ha un problema, e uno di quelli grossi.

Secondo Einhorn, infatti, Ballmer sarebbe "ancorato al passato" ed è ora che si renda conto che è arrivato il momento di dare a qualcun altro l'occasione di fare qualcosa di buono per la compagnia.

Einhorn non è certo il primo a puntare il dito contro il CEO di Microsoft, reo di non essere Bill Gates e di aver dovuto affrontare una delle più grandi rivoluzione tecnologiche dei nostri tempi senza riuscire ad afferrare un'idea che potesse riportare la compagnia di Redmond sulla cresta dell'onda, e non tanto dal punto di vista economico, quanto dal punto di vista del prestigio, dell'attenzione mediatica. È evidente che i desideri di Einhorn, azionista di alto profilo, e di molti altri investitori non riguardano solo l'abilità imprenditoriale di un potenziale nuovo CEO, ma il suo carisma la sua capacità di dare sembianze d'oro a tutto ciò che crea, a prescindere dal reale valore del prodotto in sé.

Sì, insomma, avete capito. Einhorn vuole uno Steve Jobs, un Mark Zuckerberg, qualcuno che abbia più fascino, più appeal e che sia meno legato alla vecchia logica imprenditoriale che vede nella "conservazione" l'elemento di forza dell'azienda. "La sua presenza continua è la minaccia più grande per le azioni Microsoft", questa una delle frasi pronunciate da Einhorn, un'affermazione pesante e -diciamolo- decisamente ingenerosa rispetto al lavoro fatto da Ballmer la cui principale pecca è, per l'appunto, la mancanza di magnetismo e non certo l'incapacità.

Se proprio vogliamo dirla tutta, infatti, la concorrenza tecnologica si sta trasformando in showbusiness puro e semplice. Le compagnie che ottengono maggior successo economiche sono quelle che riescono a mettersi in mostra, a far parlare di sé qualunque cosa facciano. Fate una semplice riflessione: se Steve Jobs rilascia una dichiarazione sul senso della vita, l'indomani la vedrete in bella vista sulle prime pagine di tutti i giornali tecnologici e non solo, stesso dicasi per Zuckerberg, ma Ballmer non ha il fascino necessario perché ciò accada, e questo a prescindere dalle sue capacità imprenditoriali.

Ciononostante, è proprio questo uno dei principali fattori di perdita della compagnia di Redmond, la mancanza di appeal e l'incapacità di imporsi sul mercato con un'immagine di forza, sfrontatezza e sicurezza hanno finito col far retrocedere fortemente Microsoft nel novero delle tech company più ricche del mondo. Eppure, negli ultimi anni, la qualità dei prodotti Microsoft è migliorata moltissimo rispetto al passato, quando la compagnia era sulla cresta dell'onda sebbene tutti criticassero la bontà dei suoi prodotti.

In buona sostanza, un tempo la situazione era:

Bill Gates –> prodotti economici ma di qualità non eccelsa –> successo planetario

poi è diventata:

Steve Ballmer –> prodotti economici di buona qualità –> recessione economica

Capirete che, sebbene sia un ragionamento molto semplificato e che non tiene conto di una miriade di altri fattori, alla base c'è un incontestabile fondo di verità: un CEO, oggi come oggi, fa molto di più che inventare prodotti, migliorarne la qualità, trovare buone soluzioni imprenditoriali, incarna un sogno, un'idea e deve ispirare chi lo osserva. Dev'essere un abile affabulatore non meno di quanto sia un abile imprenditore.

In questo genere di mercato, migliorare la qualità dei prodotti non basta. Apple può produrre un iPhone che ha oggettivi difetti di fabbricazioni che determinano problemi di linea… e non succede nulla! Un po' di chiacchiericcio, qualche tirata d'orecchi e amici come prima. Le vendite non calano, la compagnia continua a crescere.

Ora, provate ad immaginare un Windows Phone 7 nella stessa posizione e rispondete sinceramente: cosa sarebbe accaduto alla compagnia di Redmond?

La verità è che, al di là della qualità del prodotto, oggi conta soprattutto il modo in cui lo si presenta e quanto si riesce a far parlare di sé… È questo il nuovo paradigma imprenditoriale a cui, secondo Einhorn, Ballmer non potrà mai aderire. E forse ha ragione.

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