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Le manifestazioni di dissenso contro le decisioni di Trump continuano a non mancare. Dopo il blocco dell'immigrazione imposto sabato scorso in migliaia si sono riversati davanti alla Casa Bianca per la manifestazione "No Muslim ban" (no al bando per i musulmani), mentre a New York la folla si è radunata a Battery Park. In segno di vicinanza e solidarietà con i migranti, il sindacato dei tassisti di New York – New York Taxi Workers Alliance – ha chiamato uno sciopero, invitando i colleghi a sospendere le corse tra le 6 e le 7 di sabato sera.

Dopo pochi minuti dall'inizio dell'interruzione dei servizi, l'account twitter Uber NYC ha inviato il tweet che ha fatto tanto discutere: "Abbiamo cancellato l'aumento delle tariffe dal Jfk. Questo potrebbe portare all'allungarsi dei tempi d'attesa. Per favore abbiate pazienza". Subito il messaggio è stato interpretato come un tentativo di approfittare della mancata concorrenza se non un tentativo di boicottaggio dello sciopero e quindi un diretto appoggio alla Casa Bianca.

Da qui ha iniziato a circolare l'hashtag di protesta #DeleteUber, spesso accompagnato dallo screenshot di utenti mentre eliminavano l'app del servizio dal proprio dispositivo mobile. Dopo qualche ora, visto il clima di tensione, lo stesso account twitter ha inviato un secondo messaggio: "Il nostro ultimo tweet non era intenzionato a colpire lo sciopero. C'è un video del nostro amministratore delegato che si oppone al bando sui migranti e si impegna per risarcire chi è stato colpito".

L'appoggio a Trump da parte di Uber non sarebbe poi così inspiegabile. Travis Kalanick, amministratore delegato dell'azienda di trasporti privata, fa parte del gruppo di consigileri economici del presidente. A seguito delle proteste, per tentare di rimediare Kalanick ha diffuso un messaggio sulla sua pagina Facebook in cui definisce il bando "sbagliato ed ingiusto", ma ormai l'hashtag anti-Uber si era diffuso a macchia d'olio, restando in trend su Twitter da sabato notte a tutta domenica.