11 Giugno 2011
09:01

Dell’importanza della Tecnologia

Una riflessione sulla centralità del discorso tecnologico nell’era contemporanea. La tanto invocata rivoluzione dei modelli di pensiero è alle porte, ma pochi sembrano vederla. Monta, invece, un clima di terrore che richiama scenari orwelliani, come se la Tecnologia si imponesse sulle inerti comunità umane trasformandole loro malgrado. Il modo migliore perché questo disegno si avveri è lasciare che alcuni (pochi) decidano del destino tecnologico del mondo mentre tutti gli altri restano ad osservare da lontano, terrorizzati, con l’unica consolazione dell’ ‘io l’avevo detto’.
A cura di Anna Coluccino
future-of-internet

Avete mai sentito parlare del Personal Democracy Forum?

Se la risposta fosse negativa non mi stupirei affatto. Anch'io ne sentii parlare la prima volta solo un paio d'anni fa. Eppure il forum va avanti dal 2004 ed è uno degli appuntamenti più interessanti dell'intera stagione di eventi connessi alla tecnologia. Ma i giornali del mondo (fatta salva qualche rara eccezione) anche quest'anno lo hanno snobbato con grande nonchalance. E in Italia non è certo andata meglio; in seguito ad una rapida scorsa delle news ho trovato un solo articolo che annunciava l'approssimarsi del forum (andato in scena il 6 e 7 giugno scorsi) e poi più niente.

Del resto, perché mai interessarsi ad uno degli avvenimenti più acuti ed intelligenti dell'anno quando c'è già tanto da fare a star dietro alle recensioni delle applicazioni per smartphone, delle miracolose pellicole antigraffio, degli auricolari senza filo e compagnia cantando? Non che queste informazioni non siano a loro modo utili, ma la tecnologia è molto più di questo! È molto più di una moda, di un vacuo status symbol. Eppure continuiamo a presentarla come un nel braccialetto da sfoggiare al polso, restando sostanzialmente incapaci di comunicare -in toto- l'enorme portata della rivoluzione di là da venire.

Una rivoluzione che, ormai, è alla porte.

Possibile che in questo scenario si perda ancora tempo a discutere di videogiochi? Non sto suggerendo certo di smettere di occuparsi delle piccole creazioni che il mercato tecnologico ci riserva ogni giorno, ma credo occorrerebbe prestare maggiore attenzione alla discussione centrale di questo nuovo millennio: l'evoluzione antropologica e sociologica delle comunità umane attraverso la tecnologia.

Suona noioso? È entusiasmante.

“La perfezione della tecnologia e la confusione degli obiettivi sembrano caratterizzare la nostra epoca. ”
Albert Einstein

Abbiamo la fortuna di attraversare uno di quei momenti  che decine e decine di letterati e visionari hanno potuto solo pronosticare (talvolta con un'esattezza che fa quasi spavento), abbiamo la possibilità di decidere -ora- che volto avrà il mondo nel prossimo futuro e starà solo a noi scegliere se realizzare Utopia o 1984 (naturalmente nessuno dei due rimandi letterari è da cogliere alla lettera…). E non è negando il progresso, osteggiandolo e tentando di resistere che ci assicuriamo la libertà dal Grande Fratello. Anzi, senza una piena consapevolezza del mezzo e delle sue reali possibilità soccomberemo alla volontà dei pochi che vorranno occuparsi della questione. Dovremmo parlare di tecnologia ogni giorno, tanto. Dovremmo confrontarci e capire quale sia la soluzione migliore per far salvi tutti gli aspetti positivi della rete e del digitale e minimizzare danni e rischi.

Viviamo il ritorno dell'interesse da parte dei cittadini di ogni paese per le sorti politiche delle rispettive nazioni. E lo dobbiamo alla tecnologia. Potrebbe essere l'alba di un mondo nuovo e migliore, ma questo può realizzarsi solo se non smetteremo di confrontarci e sapremo immaginare soluzioni che mettano al centro le comunità umane e non gli interessi finanziari di piccole e impenetrabili caste.

E invece di cosa parliamo?

“La tecnologia non tiene lontano l'uomo dai grandi problemi della natura, ma lo costringe a studiarli più approfonditamente.”
Antoine De Saint-Exupéry

La cultura tecnologica di questo paese (ma non solo di questo paese) è ferma alla convinzione che i tech addicted siano una masnada sbavante di nerd e geek che si entusiasmano per qualunque inutile fesseria il mercato gli propini… E allora tutti giù a recensire l'applicazione che riproduce il suono di mille e diverse flatulenze (l'odore ancora ce lo risparmiano ringraziando il cielo) o altre trovate, di certo divertenti, ma affatto centrali per la questione.

La tecnologia è molto più che un boom finanziario o un nuovo must modaiolo, può cambiare radicalmente la vita delle persone: nel bene e nel male. E se preferiamo che il cambiamento avvenga per il meglio forse è il caso di prestare maggiore attenzione ai discorsi davvero importanti, quelli che portano alla comprensione di un fenomeno che dev'essere guidato nella giusta direzione, da quante più persone possibile. Se vogliamo che qualcosa cambi nell'odierno assetto sociale, il rapporto tra tecnologia e politica dovrebbe essere al centro di quante più discussioni possibile: anche di quelle degli anziani al bar sotto casa.

Il Personal Democracy Forum focalizza la discussione proprio intorno a quegli aspetti che vado evidenziando da tanto tempo ma che, stranamente, sembrano non essere ancora il cuore pulsante di ogni ragionamento a tematica tech; ovvero la connessione tra i mutamenti politico-sociali e la tecnologia.

“C'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”
Henry Ford

Se non cominciamo a ragionare senza tregua di questa connessione, agli occhi del mondo non interessato alla tecnologia continueremo a sembrare dei bamboccioni che "giocano" o dei criminali prezzolati che hanno come unico obiettivo quello di "fregare" la gente, rubandogli l'identità per poi venderla al miglior offerente; perdigiorno che giocano con il web e il digitale senza comprendere la portata di ciò che fanno e -soprattutto- senza speranza di convincere il resto del mondo che è qui e ora che si gioca la più grande partita di questa generazione, e la partita non può essere lasciata ai pochi interessati all'argomento. Dev'essere totale.

Ecco perché un evento come il Personal Democracy Forum non può essere snobbato né minimizzato. Il tema di questo forum 2011 era Agenti di cambiamento e si è accompagnato al seguente "Manifesto".

Troppo spesso, la discussione sul tema "tecnologia e politica" sembra scritta da un qualche pigro stenografo. Sentiamo cose del tipo "Internet sta rivoluzionando la politica" o "Internet sta aiutando i dittatori", come se la rete avesse un protocollo dei bit e dei cavi autonomi, capaci di implementarsi per loro conto. Sfortunatamente, quel pigro stenografo spesso infetta il ragionamento, e noi tutti ci ritroviamo a discutere di cose come la "Twitter Revolution" o il "Facebook Effect" invece che delle questioni reali, che riguardano che cosa le persone fanno con questi strumenti. Internet, alla fine dei conti, non potenzia nessuno. Siamo noi a potenziare noi stessi.

E proprio per questo, il Personal Democracy Forum di quest'anno riguarderà cosa accade quando la tecnologia comincia a sfumare sullo sfondo e ciò che diventa davvero importante è l'uso sempre nuovo e diverso che le persone fanno dei nuovi strumenti, così come i cambiamenti politici di cui potremmo aver bisogno per rendere questi "usi" sicuri e produttivi.

Ed ecco, invece, l'accorato intervento di un blogger che ha avuto la fortuna di presenziare all'evento.

Mentre una serie di nuovi rivoluzionari -le stesse persone che, pochi mesi prima, avevano sfidato l'ira dei tiranni, rischiando la vita e la salute – saliva e scendeva sul palco, mi sono trovato a sorridere, ad sentirmi eccitato ed entusiasta, di tanto in tanto gli occhi lacrimavamo ed io mi ritrovavo proteso in avanti sul bordo del mio sedile. Ricorda. Sono stato ad una conferenza, non a vedere un qualche genere di film thriller.
Ed è stato meglio.
Quelle persone erano reali. Erano intelligenti, sofisticate, divertenti, dei guru tecnologici pur provenendo dal terzo mondo, da paesi martoriati.
[…]
Non c'erano capi. Le persone erano i supereroi. La persone hanno fatto questo.

Vi racconto tutto questo non per sottolineare quello che "andrebbe fatto", quello che "si dovrebbe leggere e seguire" ma per discutere, stimolare il dibattito e il confronto su temi chiave della modernità. Perché se poi va davvero a finire come in 1984 non si dica che "Internet ha ucciso la libertà" perché sono sempre gli uomini a scegliere come agire (o non agire) per loro stessi.

Parliamo di tecnologia. Parliamo di politica. Parliamo di opportunità.

Con gli occhi sgombri da incubi e pregiudizi e convinti di avere tra le mani uno strumento che ci renderà tutto quello che (come specie) vorremo e sapremo diventare.

Ora, quindi, la vera domanda è un'altra: chi vogliamo essere?

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