Se WhatsApp ha conquistato milioni di utenti in poco tempo e ha così imposto la sua egemonia sul mercato delle app di instant messaging, la certezza che gli stessi utenti che lo hanno scelto senza esitazioni rimangano fedeli al servizio a lungo oggi vacilla. WhatsApp ha un punto debole e due italiani ne hanno fatto il punto di forza della startup con cui si affacciano al mercato mobile contando già un milione di utenti ad appena pochi mesi dal lancio. DustApp, applicazione mobile nata dalla collaborazione tra Gianni Romano e Luca Catalano – rispettivamente founder della startup e informatico parte del team di sviluppatori della tecnologia dell'app – si propone oggi al mercato come l'alternativa ai più comuni e noti servizi di instant messaging per una chat riservata e sicura. La riservatezza è al centro dell'azione di comunicazione che DustApp sta portando avanti dall'8 dicembre 2013, data del lancio ufficiale su Google Play e Apple Store.

L'app, gratuita e made in Italy, ha da subito ricevuto un positivo riscontro dal mercato, sebbene ancora la startup sia a uno stadio embrionale del progetto, con un revenue model da definire, finanziamenti da intercettare, campagne di marketing da pianificare e linee di sviluppo del prodotto da abbozzare. Se la startup è ancora acerba dal punto di vista del business, il prodotto ha già una sua identità chiara e agli utenti piace.

Come funziona? L’app, per dispositivi android e iOS, identifica altri utenti registrati a DustApp leggendo la rubrica del proprio smartphone (come WhatsApp). Tra le impostazioni, DustApp permette di settare un "time to dust", vale a dire un tempo di "autodistruzione" dei messaggi scambiati in chat. Superato il tempo indicato, che non ha un limite minimo o massimo, la conversazione viene cancellata e non rimane alcuna traccia dei contenuti scambiati tra mittente e destinatario non solo sul dispositivo del mittente, ma anche sui server dell'azienda. Qualora si dimentichi di settare il "time to dust", è previsto un tempo massimo di 24 ore oltre il quale i messaggi scambiati nella giornata non vengono conservati, per garantire tutela anche all'utente più sbadato. Come ulteriore garanzia di riservatezza, la chat è criptata, così da essere leggibile solo dai due interlocutori e non da occhi indiscreti intenzionati magari a smascherare il partner infedele o il collega di lavoro poco diligente.

Gianni Romano ha dichiarato che l'idea di DustApp è nata in occasione del furto del suo cellulare e della realizzazione che i ladri in poco tempo avrebbero avuto accesso alle sue conversazioni private. Da qui l'idea di un servizio che tuteli l'utente e protegga quanto di più o meno sensibile e delicato viene scambiato via mobile con i suoi interlocutori.
Se chat criptate e distruzione dei contenuti dai server dell'azienda erano già feature disponibili con SnapChat e Telegram, la coesistenza della duplice garanzia di riservatezza è il valore aggiunto di DustApp che può consentire alla startup italiana di competere con i grandi del settore e conquistare una nicchia di mercato. L'Europa è oggi il mercato di riferimento di DustApp, così come dichiarato nell'intervista esclusiva rilasciata da Gianni e Luca. Possibile che in futuro il focus sul vecchio continente si allenterà e il team torinese sbarcherà anche oltreoceano.