Samsung dice addio al suo presidente, l'uomo che ha guidato l'azienda fino a renderla una delle realtà industriali più note al mondo nel settore dell'elettronica di consumo. Nella giornata di ieri si è spento a Seul il presidente dell'azienda, Lee Kun-hee, all'età di 78 anni. Il numero uno del gruppo coreano — fanno sapere le fonti ufficiali — è morto in ospedale circondato dalla famiglia e dal figlio Lee Jae-yong, vice presidente di Samsung e probabile successore.

Era da tempo in realtà che Lee Kun-hee non esercitava le sue funzioni all'interno del gruppo. Dopo un infarto che l'ha colpito duramente nel 2014 il presidente è rimasto impossibilitato a svolgere i suoi compiti ed è sempre rimasto sotto stretta osservanza medica. Dopo aver ereditato la presidenza di Samsung dal padre, alla fine degli anni '80, Lee Kun-hee ha saputo trasformare radicalmente un'azienda che già ai tempi rappresentava una delle realtà industriali più influenti e promettenti del Paese, ma che ancora non aveva una vera e propria dimensione globale.

Sotto di lui l'azienda è passata dall'essere riconosciuta a livello internazionale per i suoi TV ed elettrodomestici a basso costo fino al diventare un marchio dominante nei settori più avanzati di elettronica e informatica; negli anni è diventato l'uomo più ricco della Corea del Sud, mentre Samsung è arrivata a contribuire per un quinto al prodotto interno lordo del Paese.

L'operato di Lee Kun-hee e la sua gestione di Samsung non hanno mancato però di proiettare ombre: dalle condanne per corruzione ed evasione fiscale risoltesi con due grazie, fino al modello stesso dell'azienda — quello delle chaebol a direzione familiare — accusate da più parti di poca trasparenza e intrecci con la politica. A fare le veci dello scomparso presidente è già da tempo il figlio Lee Jae-yong, che a questo punto è probabile raccoglierà il testimone del predecessore alla guida del conglomerato.