Nelle aziende del futuro l'intelligenza artificiale potrebbe giocare un ruolo particolare: quello di motivatore e personal coach per la forza lavoro. È l'idea alla base di Humu, una startup fondata da tre ex dipendenti Google che ha realizzato un sistema per incoraggiare i dipendenti delle società a lavorare meglio e sentirsi più realizzati utilizzando un sistema di suggerimenti testuali il più possibile personalizzato, ma quasi completamente automatico.

La piattaforma si basa sull'assunto che non sempre le persone prendono decisioni basandosi su ciò che è meglio per loro sulla lunga distanza, ma su ciò che è più semplice fare nel dato momento. La soluzione è intercettare gli individui nei momenti giusti e interagire con loro nel modo più adeguato, per incoraggiarli a prendere decisioni più vantaggiose per se stessi e per l'ambiente in cui lavorano.

Per farlo il sistema utilizza messaggi testuali ed email intervenendo nella giornata lavorativa di dipendenti e manager e dando loro consigli relativi al loro ruolo, alle prospettive di carriera e alla convivenza in ufficio. I temi spaziano dagli snack acquistabili ai distributori automatici alle interazioni durante le riunioni, passando per la gestione dei risparmi e la valorizzazione dei propri impiegati e l'organizzazione di colloqui con i dipendenti.

Non si tratta mai di rivelazioni sconvolgenti: mangiare più sano nelle pause, intervenire in modo proattivo nelle riunioni e chiedere pareri ai propri sottoposti sono consigli che chiunque sarebbe in grado di dare, ma secondo Humu se recapitati nel modo e nel momento giusto possono fare la differenza. I messaggi del resto sono scritti da persone in carne e ossa, mentre gli algoritmi di intelligenza artificiale decidono quali inviare, con quali tempistiche e in che tono recapitarli, il tutto sulla base di sondaggi ad ampio spettro proposti dall'azienda ma anche delle abitudini e di altri parametri relativi ai singoli dipendenti.

Humu conta già tra i propri clienti una quindicina di società molto diverse tra loro e con forze lavoro dai 150 ai 65.000 dipendenti, ma prima di espandersi ulteriormente dovrà provare il valore del suo software. Da da più parti in effetti è stato sollevato il dubbio che il software possa rivelarsi manipolatorio; dare a un imperscrutabile algoritmo la libertà di indirizzare da vicino i comportamenti dei dipendenti di un'azienda del resto richiede un grado di fiducia non da poco nei confronti di chi l'ha sviluppato.