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Eminem vs Universal Music: conseguenze anche per il mercato digitale?

La corte suprema americana stabilisce che Eminem ha diritto a incassare il 50%, e non più il 12%, dei ricavi generati dalle vendite di musica in formato digitale da parte della Universal. Conseguenze per il mercato digitale?
A cura di Giovanna Di Troia
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Faccia a faccia in tribunale per Eminem e l’Universal Music. Due anni fa la società che cura le produzioni del rapper di Detroit, la F.B.T. Productions di Mark e Jeff Bass, i cosiddetti Bass Brothers, ha fatto causa alla casa discografica che ne pubblica e distribuisce le registrazioni reclamando un ammanco di diversi milioni di dollari, per le vendite di download, suonerie e altri prodotti digitali.

Oggi per la corte suprema americana il caso è chiuso e l'artista ha diritto a incassare il 50%, e non più il 12%, dei ricavi generati dalle vendite di musica in formato digitale da parte della Universal. Inoltre, la  massima autorità giudiziaria d’oltreoceano precisa che le singole canzoni vendute online devono essere considerate come una licenza che si concede a terzi, e non come una vendita di copie dell'opera online. Da ciò deriva questa differenza di percentuali.

Ma ora questa sentenza emanata dalla corte suprema americana potrebbe cambiare le regole del gioco e soprattutto i giocatori del mercato e del business dell’entertainment online?

Oggi, giorno per giorno acquistano sempre maggiore importanza gli intermediari digitali tipo iTunes di Apple, Amazon, Netflix, Spotify, Deezer ecc., che possono fare affidamento su dati, informazioni dei loro clienti, veri e propri profili degli utenti con annesse statistiche ben specifiche. Tutte informazioni che i tradizionali  gestori di contenuti, che si occupino di news, musica, film, giochi, o siano editori o discografici, non posseggono più. Per cui per questi ultimi i loro clienti sono per lo più dei veri sconosciuti.

Questi nuovi intermediari orientano la scelta del cliente, il negozio di riferimento, decidendo quale e-book promuovere, quali news far circolare, le apps, i giochi e i film da non perdersi, operando anche delle censure.

Ad esempio lo scrittore, comico e fumettista Mark Fiore del San Francisco Chronicle, vincitore del premio Pulitzer, a dicembre scorso ha ricevuto un bel picche dalla Apple in seguito alla sua richiesta di rendere disponibile sull'iTunes la sua app  NewsToons. Questa la risposta che ha ricevuto: "Caro Signor abbiamo analizzato l'applicazione e abbiamo deciso che non possiamo pubblicare questa versione della sua applicazione per iPhone sull'App Store, perché contiene contenuti che ridicolizzano personaggi pubblici in violazione della Sezione 3.3.14 dell'accordo di licenza per il programma sviluppatori iPhone". Situazione simile per quanto riguarda Amazon che, a luglio 2009, rimuove "1984" e "La fattoria degli animali"  dello scrittore George Orwell dal proprio lettore di e-book, Kindle.

Per quanto riguarda la musica, il settore principale dell'industria dell’entertainment, si è registrato un calo nell'offline tra il 2004 e il 2010 pari ad un -31%, e si è registrato addirittura un -77% per le copie vendute degli album di debutto, che si sono posizionate tra i primi 50 a livello mondiale, tra il 2003 e il 2010. Entro il 2015 spariranno 1,2 milioni di posti di lavoro e ci sarà la possibilità di quasi 170 miliardi di euro di perdite per le industrie europee.

Nel mondo della musica digitale i guadagni si stanno spostando verso i nuovi intermediari, i cosiddetti “digital outlet”, tipo Apple o Amazon, piattaforme distributive con una propria autonomia e una propria posizione di dominanza esclusiva.

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