23 Marzo 2011
10:01

Jonh Bon Jovi a Steve Jobs: hai ucciso il business musicale, ma è davvero così?

Il mercato musicale è morto? Bon Jovi sostiene di sì e dà la colpa a Steve Jobs. Noi la pensiamo diversamente.
A cura di Anna Coluccino
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In una recente intervista al Sunday Times Magazine, John Bon Jovi ha pronunciato, esattamente, le seguenti parole: "Steve Jobs è personalmente responsabile d'aver ucciso il mercato musicale". Meglio chiarire fin da subito che il celebre cantante statunitense non ce l'ha affatto con il file sharing, il p2p, lo streaming o il download musicale in generale, ce l'ha con la filosofia d'ascolto promulgata da invenzioni come iTunes e l'iPod. In poche parole: ce l'ha sul serio con Steve Jobs.

Nell'intervista in questione, John Bon Jovi ripercorre nostalgicamente i ricordi della sua infanzia e adolescenza, tornando con la memoria al tempo in cui per ascoltare la musica occorreva mettere dei soldi da parte, andare al negozio di dischi, scegliere un LP (spesso esclusivamente sulla base delle immagini ritratte in copertina), scartarlo e poi ascoltarlo ancora e ancora, finché non era possibile acquistarne un altro.

Naturalmente, tutto questo ha un innegabile fascino romantico, anch'io ripenso con nostalgia a quando le lettere le scrivevo a mano, le affrancavo, le spedivo e poi restavo in trepidante attesa del postino; mia nonna rimpiange il cinema pieno zeppo di gente ansiosa di assistere ad uno spettacolo unico ed irripetibile; i miei genitori rimpiangono la televisione messa al centro della stanza e tutta la famiglia (allargata) seduta intorno ad essa con i vestiti buoni per accogliere quegli strani ospiti catodici nel salotto di casa…

Una carrozza bianca e merlettosa trainata da quattro onorevoli membri della stirpe equina è di gran lunga più affascinante di una qualsiasi automobile a 3000 cavalli; un grammofono è più stiloso di un impianto stereo, e così molto, moltissimo di ciò che appartiene al passato conserva un appeal straordinario, in molti casi superiore a quello posseduto dal presente, ma anche il "qui ed ora" può essere altrettanto intrigante, anche ciò che ha da venire merita d'essere guardato con occhi romantici, non c'è bisogno di denigrarlo ed attaccarlo solo perché "nuovo" e, in quanto tale, spaventoso.

Sputare sul presente è il modo migliore per farsi sopraffare dal futuro, ed è ciò che sta accadendo alle case discografiche, che invece di comprendere, accettare, dominare e guidare il presente verso la miglior direzione possibile, soccombono ad esso.

Quello stesso passato di cui Bon Jovi sente la mancanza è frutto del progresso che, per definizione, ha il compito di assassinare ciò che è stato per potersi affermare. Questo non esclude che il passato determini molti, comprensibili pianti nostalgici, ma non per questo va "conservato" a dispetto di tutto e tutti. La vita, la civiltà umana, la tecnologia, il progresso tendono a muoversi in una sola direzione: avanti, e se è giusto ricordare con malinconia i tempi andati, non è giusto accogliere il nuovo con una tale acrimonia e diffidenza, arrivando a parlare – addirittura- di "assassinio del mercato musicale".

Immaginate solo per istante, cosa avranno pensato le persone abituate ad ascoltare la musica solo ed esclusivamente al teatro dell'opera quando è stato inventato per la prima volta un mezzo di riproduzione… La parola "Scandaloso!" dev'essere stata pronunciata all'unisono e in molte lingue, eppure John Bon Jovi, oggi,  rimpiange quel "mezzo di riproduzione" che fece storcere tanti nasi, ciononostante -ancora una volta- anch'egli ha urlato "Scandaloso!" di fronte al nuovo che avanza.

Ovviamente, non tutto ciò che è progredito è buono, e nessuno nega il fatto che -per molti versi- il passato fosse migliore del presente, ma di certo non è possibile individuare in un unica persone il demonio tentatore, in questo caso: Steve Jobs.

L'iPod, iTunes, il file sharing, il p2p, il download, lo streaming non sono altro che i nuovi mangiadischi, i nuovi walkman, i nuovi lettori CD portatili…  Sono "strumenti", semplici mezzi attraverso cui le nuove generazioni godono del sempiterno piacere della musica. E se il mercato musicale è così ottuso da voler continuare ad essere conservativo, senza neppure sforzarsi di immaginare scenari diversi e più al passo con i tempi, allora la sua morte fa parte del naturale processo di estinzione che accompagna alcune dinamiche, alcune abitudini, alcune istituzioni economiche e sociali incapaci di adeguarsi al nuovo che avanza.

Del resto, se è vero che talvolta la bellezza del nuovo non è altro che il diavolo vestito a festa, è pur vero che ogni generazione ottiene ciò per cui ha lavorato e ciò che merita, oppure paga le pene per non aver fatto abbastanza e per aver accettato l'imporsi di una situazione spiacevole. Tutto qui. Se la musica oggi è quel che è, la ragione va ricercata nel mutamento degli ascoltatori. I giovani trovano sempre modi nuovi di fare quel che facevano i loro padri. E sono assolutamente certa che, tra vent'anni, ci sarà qualcuno pronto a sputare veleno sul quel che sarà… Rimpiangendo i tempi in cui usciva per strada, accompagnato dal suono di tutta la musica che amava, stipata in un piccolo iPod.

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