facebook full fact

Non manca molto prima che Facebook si trasformi in un'immensa distesa di defunti, talmente affollata da superare per numero il pubblico di iscritti ancora in vita. La data per la precisione l'ha calcolata l'Oxford Internet Institute dell'Università di Oxford, secondo il quale entro il 2070 il numero totale di persone con un account sul social network di Mark Zuckerberg sarà equamente diviso tra chi può ancora accedere al sito da computer e smartphone, e chi invece riposa in pace lontano dalle connessioni a Internet e più in generale dalle faccende terrene.

I calcoli dell'istituto si basano da una parte sui dati delle Nazioni Unite relativi alle previsioni su natalità e mortalità in ciascun Paese del mondo, e dall'altra sulle informazioni ottenute dalla funzione Audience Insights di Facebook. Prendendo in considerazione solamente il numero attuale degli iscritti, riefrisce l'OOI, è probabile che in almeno 1,4 miliardi muoiano entro il 2100; correggendo invece questo dato con il tasso di espansione attuale del social network, il conto totale dei defunti su Facebook potrebbe arrivare entro la fine del secolo a quota 4,9 miliardi. Col passare degli anni il social network si troverà insomma a gestire contemporaneamente un patrimonio preziosissimo e un problema molto serio, che non avrà più solamente a che vedere con i profili dei singoli defunti, al momento affidati ai cosiddetti contatti eredi.

Tra qualche decennio infatti sulle pagine dei social saranno ospitate intere generazioni di defunti provenienti da ogni parte del mondo (con Asia e India presto in testa secondo le previsioni): centinaia di milioni di bacheche, pagine, album di foto, gruppi, commenti ed eventi che concorreranno a formare un patrimonio culturale inestimabile e che, secondo i ricercatori dell'Università di Oxford, sarà fondamentale mantenere a disposizione delle generazioni future. Secondo l'OOI, per trovare il modo più equilibrato di mettere a frutto questa mole di informazioni rispettando i defunti e la privacy dei loro eredi Facebook dovrà però "chiedere l'aiuto di storici, archivisti ed esperti di etica, alla ricerca di una soluzione che si riveli sostenibile non solo per il prossimo paio d'anni, ma per i decenni che verranno".