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Facebook ci ripensa, non ci sarà pubblicità su WhatsApp

Facebook ci ripensa, su WhatsApp non ci sarà alcuna pubblicità. Lo scrive il Wall Street Journal, sulla base di fonti vicine all’azienda di Mark Zuckerberg. Mark Zuckerberg riconosce che la pubblicità non può trovare spazio tra le conversazioni sempre più private degli utenti.
A cura di Francesco Russo
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Facebook ci ripensa, su WhatsApp non ci sarà alcuna pubblicità. Lo scrive il Wall Street Journal, sulla base di fonti vicine all'azienda di Mark Zuckerberg. Sembrava che il lancio della pubblicità fosse ormai una decisione presa con convinzione e, invece, secondo le fonti citate dal quotidiano finanziario, il team che era stato costituito per cercare la modalità idonea a vendere pubblicità per il servizio di messaggistica più usato è stato sciolto. Eppure la pubblicità su WhatsApp era il chiodo fisso per Mark Zuckerberg, al punto da diventare il "casus belli" con i due co-fondatori dell'app, Brian Acton e Jan Koum, spingendoli poi a lasciare la loro creatura. Ora, è lo stesso Zuckerberg a riconoscere che l'advertising su WhatsApp non può funzionare, soprattutto alla luce di quanto lo stesso fondatore di Facebook ha dichiarato lo scorso anno, cioè di fare in modo che le conversazioni tra gli utenti siano sempre più private, quindi criptate. In questo caso la pubblicità non può funzionare.

Quando Facebook acquisì WhatsApp nel 2014, per 22 miliardi di dollari, uno degli obiettivi di Zuckerberg era quello di portare la pubblicità anche sul servizio di messaggistica più usato al mondo. Un pallino che, nel corso degli anni, è diventato un caso che ha portato alla rottura con i due fondatori, Brian Acton e Jan Koum. Acton è stato il primo ad abbandonare la sua creatura, diventando poi uno dei maggiori sostenitori del #deleteFacebook, iniziativa per indurre gli utenti a non usare il social network. Koum, invece, ha abbandonato WhatsApp nel maggio del 2018, in chiaro contrasto con l'idea di privacy manifestata da Facebook. I due co-fondatori erano preoccupati che la crittografia end-to-end (E2), fiore all'occhiello di WhatsApp, venisse via via indebolita dall'iniziativa eccessivamente commerciale di Facebook. Nonostante tutto però Facebook andò avanti poi per la sua strada, creando un team ad hoc con l'obiettivo di trovare una modalità per vendere pubblicità sull'applicazione.

Quel team, così come riporta il Wall Street Journal, da fonti vicine da Menlo Park, è stato sciolto. Significa che Facebook fa una chiara marcia indietro su un punto che era diventato cruciale, riconoscendo che l'advertising su WhatsApp, e su come diventerà l'ecosistema Facebook, non può funzionare. Pare però che Facebook voglia comunque portare la pubblicità sugli Stati di WhatsApp, l'equivalente delle Storie di Instagram.

Non ci sono commenti ufficiali a riguardo, ma è chiaro che la decisione deriva proprio da quello che era il motivo che ha spinto Brian Acton e Jan Koum ad abbandonare ciò che avevano creato. E cioè che la pubblicità su un'app che spinge alle conversazioni private tra gli utenti non ha motivo di esistere. E questo è ancora più vero se lo si guarda in relazione a ciò che proprio Mark Zuckerberg ha annunciato lo scorso anno, ossia l'intento di trasformare Facebook, e tutta la sua galassia, in un luogo più privato. Ecco la spiegazione a tutto.

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