25 Settembre 2021
15:36

“Facebook deve crescere, anche se lo useranno per pianificare terrorismo”: lo diceva il nuovo CTO

Il nuovo Chief Technology Officer della piattaforma si chiama Andrew Bosworth e lavora con Zuckerberg dal 2006. Nel 2018 ha scritto un memo rivolto ai dipendenti in cui ribadiva l’importanza del progetto globale portato avanti dal team. Per connettere il mondo intero sarebbe stato necessario accettare degli effetti collaterali e se tra questi compariva una vittima di bullismo o una strage terroristica poco importava.
A cura di Ivano Lettere
Foto dal profilo Twitter di Andrew Bosworth
Foto dal profilo Twitter di Andrew Bosworth

"Boz" è il soprannome che gli appioppò Mark Zuckerberg, conosciuto ai tempi dell'università, quando l'attuale CEO di Facebook frequentava un corso in A.I. ad Harvard. All'epoca, primissimi anni 2000, Andrew Bosworth era un assistente e ancora non sapeva che nel 2006 si sarebbe unito alla squadra che avrebbe creato il social network più popolato al mondo. Esattamente 10 anni dopo il suo ingresso, il 18 giugno 2016, il nuovo Chief Technology Officer – fresco di nomina – ha postato un famoso memo (un promemoria interno) su uno dei gruppi Workplace rivolgendosi direttamente a tutti i dipendenti.

Il contenuto del messaggio

S'intitolava "L'orribile" ed è stato scritto in concomitanza con il periodo critico che stava attraversando l'azienda per problemi riguardanti ciò che gli utenti vedevano nei News Feed (il più delle volte contenuti poco attendibili di amici e parenti). "Noi mettiamo in comunicazione le persone. Punto. È per questo che tutto il lavoro che facciamo per espanderci è giustificato", scriveva. "Tutte le pratiche dubbie per importare i contatti. Tutto il linguaggio velato che aiuta le persone a essere trovate dagli amici. Tutto il lavoro che facciamo per introdurre più comunicazione. Il lavoro che probabilmente dovremo fare in Cina un giorno. Tutto quanto", spiegava, alludendo al fatto che ogni impresa titanica richiede dei sacrifici.

Il dubbio che fossero metaforici o letterali non durò molto perché fu sciolto in un passaggio successivo del messaggio: "E così mettiamo in comunicazione sempre più persone, può essere una cosa brutta, se la rendono negativa. Magari costerà la vita a qualcuno che sarà stato esposto al bullismo. Magari qualcuno morirà in un attacco terroristico coordinato con i nostri tool. In ogni caso, mettiamo in comunicazione le persone. L'orribile verità è che crediamo così profondamente nella missione di mettere in comunicazione le persone che qualunque cosa ci permetta di farlo meglio e più spesso è de facto buona".

La reazione della stampa

Passarono due anni prima che qualcuno riuscisse a conoscere questo episodio ambiguo della vita privata di Facebook. I primi a entrare in possesso di queste informazioni sono stati tre giornalisti di Buzzfeed, che nel marzo 2018 hanno firmato un articolo intitolato "Crescita a ogni costo: un alto dirigente di Facebook difese la raccolta dei dati in un memo del 2016 – e avvertì che per questo scopo Facebook avrebbe potuto ottenere anche delle vittime".

Secondo gli autori del pezzo, le parole di Bosworth rivelavano "la misura in cui la leadership di Facebook ha compreso i rischi fisici e sociali dei prodotti della piattaforma – anche se l'azienda ha minimizzato tali rischi in pubblico". Inoltre, dimostravano sopra ogni altra cosa che "un dirigente senior – uno dei colleghi più longevi di Zuckerberg – ha dato la priorità alla crescita onnicomprensiva su tutto il resto, un'opinione che ha portato alla raccolta di dati discutibili e al trattamento manipolatorio dei suoi utenti".

La difesa di Bosworth

Il giorno dopo la pubblicazione di quell'inchiesta, il diretto interessato ha cercato di spiegare sul proprio profilo Facebook perché avesse utilizzato quelle parole e quale fosse la ragione alla base di un discorso che preoccupò molti. "Non sono d'accordo con il post di oggi e non ero d'accordo con esso quando l'ho scritto. Lo scopo di questo post, come molti altri che ho scritto internamente, era quello di portare in superficie le questioni che pensavo meritassero più attenzione dall'intera azienda".

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