Le conversazioni audio tra gli utenti, ascoltate da un gruppo di centinaia di dipendenti esterni. Accadeva su Facebook, che fino a poche settimane fa aveva assegnato a diverse aziende partner il compito di analizzare gli scampoli di registrazioni inviate su Messenger per trascriverli e correggere i tentativi di interpretazione dei propri sistemi di intelligenza artificiale. La notizia arriva da Bloomberg ma è stata confermata dalla stessa Facebook che però ha annunciato di aver posto fine alla pratica pochi giorni fa.

Come Amazon, Google e Apple, o quasi

La storia non è nuova, anzi: negli scorsi mesi numerose aziende sono state al centro di accuse del genere — da Amazon a Google, passando perfino per Apple. Tutti e tre i colossi appena citati hanno infatti impiegato dipendenti esterni per ascoltare e trascrivere dei campioni audio estratti su base casuale tra tutti quelli inviati in cloud dagli utenti che desideravano interpellare gli assistenti vocali Siri, Alexa e Assistente Google. Lo scopo era esattamente quello ammesso anche da Facebook, ovvero controllare se gli algoritmi di intelligenza artificiale interpretassero correttamente il parlato, ed eventualmente correggerli per migliorarli.

La differenza con Facebook è che quest'ultima Facebook non ha alcun assistente vocale a disposizione. In passato il social network ha offerto un sistema a metà strada tra riconoscimento vocale automatico e dipendenti in carne e ossa pronti a rispondere alle richieste più complesse, ma era rivolto soltanto a una ristrettissima cerchia di utenti e ha avuto vita breve; a questo punto però è chiaro che il gruppo abbia intenzione di riprovare sulla strada dell'assistenza 100% digitale, motivo per cui ha bisogno di addestrare i suoi algoritmi per portarli al livello di quelli della concorrenza.

In Italia nessuna violazione

L'Italia in realtà non dovrebbe essere stata toccata dal problema. Gli audio interessati infatti non sono quelli normalmente scambiati tra gli utenti come note vocali, ma soltanto le clip sottoposte a una speciale funzione di trascrizione automatica che, se attivata, offre il corrispettivo testuale della nota sotto al pulsante per la riproduzione della nota stessa. Il social ha introdotto questa caratteristica su Messenger anni fa negli Stati Uniti, ma da noi non è ancora arrivata.

Il problema di fondo

Questo però non cambia le cose. Facebook afferma di aver sottoposto le registrazioni alle revisioni da parte dei dipendenti esterni soltanto dopo averle rese anonime e soprattutto con il permesso degli utenti, ma Bloomerg contesta quest'ultimo aspetto. Oltre al fatto che nei termini di utilizzo del servizio non si fa alcun riferimento all'ascolto dei contenuti audio da parte di esseri umani, aver dato consenso per l'utilizzo della funzionalità all'interno di una conversazione include nel programma anche le note vocali degli altri utenti nella stessa chat, anche se questi ultimi non hanno fornito alcun assenso al trattamento dei propri file vocali.