Neanche il poker sembra avere più segreti per le intelligenze artificiali; dopo aver battuto i migliori giocatori di Go qualche anno fa grazie agli sforzi degli ingegneri in forze a Google, questa tipologia di algoritmi ha recentemente bagnato il naso a una dozzina di professionisti di livello internazionale, battendoli sistematicamente nel corso di dodici giorni di partite alla variante Texas Hold'em senza limite del gioco. La notizia arriva da Science, dove sono stati pubblicati gli sforzi dei ricercatori dietro all'algoritmo, ovvero Facebook e la Carnegie Mellon University.

Vincite sistematiche

Il programma, battezzato Pluribus, si è seduto a tavoli da sei giocatori in due diverse tipologie di scenario: nel primo era circondato da cinque esseri umani; nel secondo, partecipava contro altre quattro varianti di se stesso più un singolo giocatore in carne e ossa. Non è cambiato molto in termini di successo: nel corso di più di 10.000 mani giocate, il software è riuscito a vincere una media di 5 dollari per ogni mano, o una media di 1.000 dollari all'ora.

Più sono i giocatori, più è difficile

Non è la prima volta che un'intelligenza artificiale si confronta con il Poker. Recentemente un altro software aveva mostrato grandi potenzialità proprio con la variante Texas Hold'em, ma giocando mani da due giocatori, dove l'avversario da battere era solo uno e le variabili da prendere in considerazione erano dunque drasticamente minori. Con cinque avversari e la maggior parte delle informazioni utili che divengono note solo nel corso della partita (come flop, turn, river e puntate varie), Pluribus si è comunque rivelato in grado di massimizzare i propri guadagni a partire da qualunque tipo di mano.

Pluribus sa bluffare

Non solo: l'algoritmo è stato capace anche di bluffare in modo imprevedbile — un'abilità che tendiamo ad attribuire solamente agli esseri umani ma che il computer ha utilizzato per ingannare con efficacia anche giocatori del calibro di Chris Ferguson, pluricampione delle World Series of Poker. A The Verge uno dei ricercatori di Facebook impegnato nello sviluppo di Pluribus ha parlato del software attribuendogli "abilità sovrumane"; il gruppo non si è sbilanciato nel definire il poker come un gioco definivamente battuto, ma sicuramente da ora in poi sarà difficile capire in una partita online se il giocatore che sta spennando tutti al tavolo virtuale sia un umano o una macchina.