Le pagine satiriche su Di Maio e Di Battista, eliminate da Facebook nel corso della scorsa settimana, sono tornate online. A segnalarlo sono gli stessi autori, Andrea Federico Cecchin di "Luigi Di Maio che facesse cose" e Simone Gungui di "Non Ufficiale: Luigi di Majo" e "Alessandro di Batista Unofficial", che ora sono tornate ad essere consultabili da tutti gli utenti. Anche in questo caso agli autori non è giunta nessuna comunicazione da parte di Facebook, come spiega a Fanpage.it Gungui. Dietro la decisione del social potrebbe esserci anche lo zampino dello stesso Di Maio, che negli ultimi giorni si è detto solidale con le pagine satiriche.

"Volevo dirti che seguo la tua pagina e mi dispiace sia stata oscurata" avrebbe scritto il ministro del Lavoro a Cecchin su WhatsApp. "La seguivo, anche se non da fan, quando volevo farmi un po' di risate. Domani chiamo Facebook e chiederò di riattivarla". Un messaggio pubblicato da Cecchin sul proprio profilo personale e poi rilanciato da Di Maio, che sulla propria pagina ha ironizzato: "Spero che Facebook ci ‘rifacesse' fare una risata". L'ufficio stampa del ministro ha confermato che il suo staff ha contattato Facebook Italia per avere delucidazioni sulla questione. "La gestione italiana del social network non conosce le motivazioni per cui è stata cancellata la pagina ‘Luigi Di Maio che facesse cose' e hanno girato la domanda a Facebook U.S.A." ha spiegato l’ufficio stampa del vicepremier.

Poi, nelle prime ore della mattinata, le pagine sono tornate improvvisamente online, non solo quelle di Cecchin ma anche quelle di Gungui. "Fossi contento" ha scritto Di Maio sulla sua pagina ufficiale, condividendo un post di "Luigi Di Maio che facesse cose". Certo ora resta da capire qual è l'elemento che ha scatenato il blocco e perché Facebook ha deciso di tornare sui propri passi. Una delle possibili cause potrebbe essere una segnalazione di massa di queste pagine da parte dei sostenitori del Movimento, un elemento che potrebbe aver fatto scattare in Facebook il meccanismo di eliminazione. Oppure, come sottolineava Gungui a Fanpage.it, la causa potrebbero essere gli standard del portale. "Quando apri una pagina devi accettare gli standard di Facebook. Nessuno li legge, ma qualche mese fa prima dell'apertura della pagina ‘Di Majo' le regole non erano le stesse che ci sono adesso" spiegava Gungui. "Ora non puoi aprire una pagina satirica se usi il nome di un personaggio famoso o di un politico, anche se storpiato. Questa cosa prima non c'era, altrimenti non avrei potuto aprire Di Majo con la J". Se quindi la motivazione dovesse essere questa, il social potrebbe comunque continuare a bloccare pagine satiriche. Almeno quelle che non possono godere dell'intercessione di un vicepremier.